Da alcuni anni il sottoscritto è
impegnato a promuovere la costruzione di un grande serbatoio sotterraneo
allo scopo di portare a soluzione l'annoso problema del rifornimento
idropotabile dell'Isola d'Elba attualmente soggetto a possibili
crisi sopratutto estive dovute alla dipendenza dalle fonti della
Val di Cornia poste nel continente e ad inconvenienti di tipo
sanitario dati dalla presenza nell'acqua distribuita ai cittadini
di sostanze accettate solo a seguito di una deroga alle vigenti
disposizioni di legge. Come risulta dal progetto di massima, visibile
in questo sito, l'opera proposta consiste in una galleria interamente
scavata nella roccia e nella quale immagazzinare e conservare
le acque, particolarmente abbondanti fuori stagione, allo scopo
di poterne disporre nel periodo estivo normalmente caratterizzato
da limitata piovosità e quindi da impoverimento delle fonti
degli acquedotti. Si tratta di una soluzione semplice e di sicura
efficacia ma che , nonostante i pareri nettamente positivi espressi
da eminenti studiosi e da tecnici esperti nei servizi idrici,
non trova quell'accoglienza che essa meriterebbe.
Allo scopo si ritiene interessante esaminare quali risultati siano
stati recentemente ottenuti dalla esecuzione e gestione di un'opera
del tutto simile a quella in argomento e cioè la costruzione
dell'impianto di trattamento dell'acqua del lago di Como onde
poterla utilizzare a scopi potabili. In tale città si è
infatti pensato che, anziché occupare in superficie aree
pregiate del territorio urbano, fosse preferibile scavare la roccia
ed ubicare la mastodontica opera interamente nel sottosuolo ottenendo,
come risulta da uno stralcio di una relazione redatta dall'Ente
gestore che si allega, notevoli ulteriori benefici.
Da rilevare come la situazione dell'Elba, vuoi per le determinanti
caratteristiche di insularità vuoi per la sua vocazione
essenzialmente turistica, sia ancora più indicata di Como
al trasferimento nel sottosuolo della opere ingombranti che, se
realizzate in superficie, creerebbero notevoli inconvenienti per
il bellissimo e relativamente esiguo territorio elbano. Ed ecco
lo stralcio conforme della relazione
La Potabilizzazione in Caverna
delle acque del Lago di Como
ACSM Spa è una società
da sempre all'avanguardia nell'applicazione delle migliori tecnologie
sugli impianti di pubblica utilità gestiti. Un esempio,
unico al mondo, è l'impianto in caverna di potabilizzazione
delle acque del Lago di Como, supervisionato da Movicon.
L'indiscussa star della storia recente di Acsm spa è La
caverna nella quale si trova l'impianto di potabilizzazione del
Lago di Como. Quando erano ancora in corso i lavori, alle pendici
del Monte Baradello avevano già fatto tappa centinaia fra
tecnici e curiosi. Adesso che l'impianto è pronto e a regime,
si fa fatica a soddisfare le richieste di tutti i visitatori.
La media è di 200 persone la settimana, con una netta prevalenza
di alunni, studenti delle superiori, universitari. Nessun dubbio
che sia un'opera di grande suggestione. Una via di mezzo fra l'epica
pionieristica e l'avanguardia tecnologica.
Nel nostro Paese non ci sono precedenti. Dilatare un circoscritto
rifugio anti-aereo che risaliva ai tempi della guerra sino a potervi
ospitare un impianto gigantesco in grado di raddoppiare la precedente
capacità di trattamento (si è passati dai 300 ai
600 litri al secondo) è stato davvero un salto in avanti
rispetto alla cantieristica e all'urbanistica italiana che, finora,
sottoterra, ci aveva infilato quasi esclusivamente strade e parcheggi.
Prima servivano gli stivaloni (per il fango) adesso basta un elmetto
giallo (un gadget più che una reale esigenza di sicurezza)
per penetrare il tunnel in cui è stata ricavata la centrale,
un dedalo di condotte che consegna l'acqua pescata nel lago ai
vasconi e a tre distinte fasi di trattamento.La caverna ha calamitato
anche l'attenzione delle telecamere eccellenti della Rai che al
tunnel dell'acqua ha dedicato un servizio nella trasmissione SuperQuark
di Piero Angela "Da Platone ai norvegesi Orchi e tenebre".
Ma la caverna nasce con il mito su cui si fonda gran parte del
pensiero occidentale. Quello in cui Platone immagina una realtà
fittizia, in cui vediamo le ombre della realtà e non la
realtà stessa. L'idea di scavare nella montagna la nuova
centrale di potabilizzazione di ACSM nasce sulla spinta di una
riflessione urbanistica e tecnologica. Restituire alla città
un pezzo di città e ridurre a zero l'impatto visivo e ambientale
di una centrale che è un groviglio di tubi e infrastrutture
metalliche. Sono risultate indispensabili le competenze delle
aziende che hanno partecipato all'impresa, comprese le due ditte
specializzate norvegesi che hanno scavato dalla roccia le gallerie.
Nel cantiere si sono cimentate la Selmer, la Degremont Italia,
la Nessi & Majocchi, la Rini, la Sintertec, la SguasseroN.
Da primato anche i tempi di esecuzione, che hanno richiesto solo
due anni per la realizzazione, cosa non da poco in un Paese spesso
abituato a cantieri dai tempi indefinibili. La firma sul prestigioso
progetto è di Fernando De Simone, considerato uno dei massimi
esperti a livello internazionale in operazioni del genere.
I numeri dell'impianto unico nel suo
genere
35 mila i metri cubi rimossi per formare il tunnel (il materiale
è stato riconvertito in manutenzioni stradali). Fra i 15
e i 20 metri la larghezza variabile dei tunnel. 15 metri l'altezza
massima. 16 milioni di metri cubi la capacità di trattamento
annua (600 litri al secondo, rispetto ai 300 litri al secondo
della stazione di potabilizzazione preecedente). 2 anni i tempi
di esecuzione dell'intervento.
La Sicurezza della Caverna
La crisi internazionale determinata dall'attacco delle Due Torri
di New York registra un ulteriore aggravamento. Gli impianti di
ACSM Spa, come tutti quelli delle società chiamate ad assicurare
servizi collettivi o comunque di pubblico interesse, sono stati
definiti, per loro stessa natura, obiettivi sensibili, cioè
strategici per un'eventuale offensiva terroristica e dunque presidi
da proteggere con misure speciali. I controlli, da sempre rigidissimi,
sono stati ulteriormente rafforzati, nel quadro di un piano complessivo
messo a punto assieme a prefettura e questura. L'azienda, per
accentuare garanzie già assicurate sin dall'insediamento
della nuova centrale di potabilizzazione (peraltro resa meno vulnerabile
dal fatto stesso di essere interamente collocata in una caverna),
ha diluito le visite e ridotto il percorso all'interno dell'impianto.
Durante riunioni con i massimi livelli istituzionali cittadini,
è stata anche ventilata l'ipotesi di sospendere il programma
di Tognocchi, rinviandolo di qualche mese: non certo perché
sussistano rischi per i bambini bensì per ridurre a zero
il rischio di intrusioni.
L'impianto di potabilizzazione
L'impianto è stato alloggiato in una caverna scavata nella
roccia dal volume complessivo di 35.000 m³. Le dimensioni
della caverna principale sono: 150x18h 8÷16mt. Dall'impianto
di potabilizzazione si alimentano con ripompaggio le reti principali
nell'Acquedotto di Como facenti capo ai rispettivi serbatoi terminali:
· COMO CENTRO, Serbatoio Baradello, quota 265
· COMO EST, Serbatoio Refrec, quota 310
· COMO SUD, Serbatoio Doss, quota 325
...omissis...
Inutile indicare ora i vantaggi che potrebbero
derivare al servizio idrico dell'Elba qualora venisse costruito
il serbatoio sotterraneo, vantaggi del resto visibili in questo
sito. E' invece preferibile raffrontare tra di loro le due opere
rispettivamente comasca ed elbana.
Da rilevare innanzitutto le notevoli dimensioni della caverna
di Como che raggiungono i 20 metri di larghezza ed i 15 m di altezza
nel mentre la sezione trasversale del serbatoio elbano è,
per tutta la sua lunghezza, rappresentata da una circonferenza
di soli 10 metri di diametro. Dal confronto l'opera elbana risulta
di gran lunga la più semplice da costruirsi specialmente
per la possibilità di impiego delle enormi macchine operatrici
automatiche di uso normale nello scavo ed il rivestimento interno
delle gallerie circolari che invece non si sono potute impiegare
a Como. L'opera è inoltre la meno impattante nei riguardi
del massiccio roccioso nel quale essa và inserita, tenuto
anche presente che il suo tracciato non è fisso come quello
della caverna comasca ma può svolgersi in qualunque direzione
a seconda delle caratteristiche del territorio da attraversare
essendo totalmente priva di vincoli planimetrici.
Un ulteriore elemento che gioca a favore dell'Elba è dato
dal materiale di risulta dello scavo della galleria che, così
come accaduto a Como, anche nell'Isola troverà un utile
impiego ma sarà qui favorito dal fatto che si tratta di
ottimo granito. Rendere disponibili in un'isola sabbie, ghiaie
e blocchi di granito in gran quantità e a costi prossimi
allo zero, rappresenta un importante beneficio secondario di cui
occorre tener presente nella determinazione dei costi da preventivare
per la realizzazione del serbatoio-galleria.
In conclusione dall'esperienza della città di Como che,
nonostante le maggiori difficoltà costruttive, è
riuscita a ricavare grandi vantaggi dall'aver trasferito nel sottosuolo
roccioso una imponente opera che fino ad allora si trovava in
superficie, si possono dedurre ulteriori conferme per la costruzione
del serbatoio sotterraneo dell'Isola d'Elba, conferme questa volta
desunte da elementi reali come sono la costruzione e la gestione
di un manufatto del tutto simile a quello proposto per l'Isola
d'Elba.
Un ulteriore importante risultato cui potrebbero portare queste
poche righe sarebbe quello di indurre i responsabili del servizio
idrico elbano ad effettuare, così come stanno facendo molte
altre personalità, una visita all'impianto del lago di
Como in modo da rendersi conto "de visu" dei vantaggi
ed anche dell'assenza di problemi di un certo rilievo sia in fase
di costruzione e sia durante il suo esercizio.