Molti corsi d'acqua delle zone montagn
ose,
che in origine avevano un alveo con una accentuata pendenza longitudinale,
sono stati sistemati costruendo lungo il letto una serie di briglie
il cui scopo è la dissipazione dell'energia posseduta dall'acqua
e quindi la salvaguardia dall'erosione continua dovuta alla notevole
velocità e violenza delle acque stesse soprattutto in periodi
di piena. I corsi d'acqua così sistemati presentano la
caratteristica di un profilo del pelo liquido scalettato con presenza
di salti a cascata nei quali l'acqua, essendo sempre a contatto
libero con l'atmosfera, perde tutta l'energia posseduta, energia
che in buona parte potrebbe invece essere recuperata. Nella presente
nota si propongono alcune delle modalità atte allo scopo
pur rappresentando soltanto una soluzione di larga massima tra
le molte possibili e volte a delineare il problema ed i risultati
ottenibili.
Sono da rilevare due elementi fondamentali. In primo luogo il
tema della presente nota è stato sicuramente già
affrontato e risolto con soluzioni diversificate. In secondo luogo
è opportuno tener presente come la soluzione più
vantaggiosa, dal punto di vista meramente economico, sarebbe senza
dubbio quella volta alla producibilità massima di energia
elettrica pur comportando una modifica sostanziale delle briglie
che dovrebbero esser trasformate in vere e proprie centrali idroelettriche
in grado di utilizzare tutta la portata fluente in regime di portata
bassa e medio bassa essendo anche munite di sfioratore laterale
di superficie atto ad intervenire in regime di alte portate e
di piena eccezionale per dissipare l'energia con modalità
simili a quelle attuali . E' chiaro che interventi di quest'ultimo
genere richiederebbero delle modifiche radicali le quali, a fronte
di un notevole vantaggio economico, presenterebbero problemi ambientali
così impattanti da metterne in discussione la fattibilità.
Interessante citare, ad esempio, il caso del fiume Arno dove è
attualmente presente una lunga serie di briglie aventi una elevata
portata d'acqua fluente, una notevole altezza dei salti utili
ai fini idroelettrici ed infine un cattivo stato di manutenzione
(vedi foto a lato).

Si tratta di una corposa lista di favorevoli e concomitanti condizioni che hanno già portato alla decisione radicale cui si è fatto cenno e cioè alla imminente costruzione di veri e propri impianti idroelettrici con utilizzazione massima dell'energia potenzialmente disponibile essendo riusciti a superare tutti i pareri contrari in un primo tempo motivati da ragioni di impatto ambientale(vedi foto a lato) .
L'oggetto specifico della presente nota
è totalmente diverso da quello riguardante il fiume Arno
in quanto si basa sulla rinuncia di parte della producibilità
idroelettrica allo scopo di limitare al massimo i danni ambientali.
Le opere qui proposte sono totalmente sotterranee ed inoltre consentono
di parzializzare la portata utilizzata in modo che l'intero corso
d'acqua mantenga le precedenti caratteristiche fatta salva una
diminuzione della portata della cascata della briglia su cui si
opera.


In altri termini si apportano alle strutture
esistenti delle modifiche così lievi da passare inosservate
sia in ciò che riguarda aspetto esteriore e sia nella idrologia
del corso d'acqua che mantiene quasi inalterato il profilo liquido
originario.

Questo l'elenco delle opere in progetto.
1) A monte della briglia si prevede la creazione di una camera
di lavoro, chiamata anche vasca turbine, completamente interrata
e divisa in due parti essendo quella superiore metallica a carattere
provvisorio e destinata a mantenere asciutta la camera di lavoro
tutte le volte che si devono eseguire lavori di pulizia o di manutenzione.
La parte inferiore della camera in calcestruzzo nella fase definitiva
costituirà la vasca di presa e di carico dell'acqua. Sarà
ottenuta togliendo d'opera la parte di cui al punto 1) che sarà
sostituita da una griglia fine costituita da robusti trafilati
in acciaio ed atta a salvaguardare le parti meccaniche da ogni
possibile immissione di ghiaia o comunque di corpi solidi che
potrebbero danneggiarle.
2) La condotta di derivazione comprendente:
A) La soglia
superiore
di raccolta ed immissione dell'acqua costituita da un'ampia superficie
in robusta lamiera di acciaio munita di imbocchi a forma di tronco
di piramide rovescia ed atti ad orientare i flussi idrici verso
la sottostante e verticale condotta di derivazione circolare.
La soglia è protetta da una robusta griglia fine costituita
da barre verticali in acciaio affiancatecon una luce massima di
cm 2 tra barra e barra e poste in opera longitudinalmente rispetto
alla direzione di moto dell'acqua.
B) La tubazione di derivazione vera e propria composta nell'ordine
da un raccordo tra ingresso quadro della piramide rovescia e la
valvola di regolazione, da breve tronco verticale del diametro
di m 0,60 contenente la valvola a farfalla di chiusura e regolazione
del prelievo, da un raccordo da 600 a 400 mm,da un tronco verticale
del diametro di mm 400 contenente la turbina e l'alternatore di
tipo a fuso, a un secondo raccordo da mm 400 a mm 600, una curva
a 90° diam. 600 mm, un tronco orizzontale di uscita diametro
600 mm, ed infine dal diffusore finale a coda di rondine. Ovviamente
le dimensioni indicate sono soltanto indicative in quanto in sede
di progettazione esecutiva, dovranno di volta in volta essere
rideterminate in funzione delle effettive condizioni locali.
C) Il gruppo turbina alternatore del tipo a bulbo con turbina
Kaplan il tutto inserito in una struttura metallica chiusa (vedi
foto a lato).



I concetti di funzionamento delle opere si basano sul principio
per il quale la presenza della condotta di derivazione opera una
sostanziale modifica alle forze in gioco sostituendo alla totale
dissipazione dell'energia che ha luogo ad opera del salto dell'acqua
svolto in contatto con l'atmosfera, un suo ricupero parziale essendo
l'acqua sottoposta a pressione entro la condotta di derivazione.
Immaginando la tubazione completamente libera e quindi senza turbine,
si riscontrerebbe, nella zona di imbocco, una forte aspirazione
d'acqua il cui livello lungo tutta la larghezza della briglia
assumerebbe una doppia pendenza dai lati verso il centro riuscendo
ad addurre a valle una rilevante portata attraverso la condotta
stessa e quindi parzializzando fortemente la lama stramazzante
della cascata. Infatti, in tale frangente, la condotta di derivazione
potrebbe disporre di tutto il carico idraulico necessario per
fronteggiare le perdite di carico continue della tubazione e quelle
ulteriori di imbocco, sbocco e della curva a 90°. Si tratterebbe
ovviamente di un funzionamento anomalo cui pone rimedio la turbina-alternatore
che, opportunamente regolata dalle valvole a farfalla ed utilizzando
solo una parte del carico per produrre energia elettrica, mantiene
una lama d'acqua che stramazza lungo la briglia allo scopo di
ripristinare in tal modo l'aspetto ambientale originario.
La descrizione sopra riportata riguarda esclusivamente l'indicazione
sommaria delle opere di ricupero energetico qui trattate. Invece
la realizzazione di una soluzione reale è tutt'altra cosa.
Tutte le opere devono essere dimensionate in funzione delle caratteristiche
effettive dei luoghi e cioè portata minima disponibile,
salto utile, la purezza delle acque ecc. Anche il numero delle
turbine, da installare nella vasca interrata, dipende dalla portata
tenendo presente che la presenza di più macchine tutte
funzionanti in parallelo oppure parzialmente fuori servizio, consentono
una migliore regolazione della portata prelevata potendo mantenere,
anche al variare della portata del corso d'acqua, una lama sfiorante
atta a non alterare l'aspetto finale del corso d'acqua conservando
invece una discreta attività delle cascate in corrispondenza
delle briglie.
Una particolare cura va posta nei riguardi della possibilità
di piena del fiume e ad eventuale trasporto solido ai cui danni
si dovrà far fronte tramite la griglia superiore che allo
scopo dovrà essere costituita da barre metalliche verticali
con interasse minimo e disposte parallelamente al flusso dell'acqua
in modo che sia la corrente stessa ad effettuare la loro pulizia
una volta terminata la piena. Allo scopo di ridurre al minimo
i danni provocati dai materiali in sospensione come sabbie e limi,
le pale delle turbine dovranno essere costruite con materiali
resistenti all'abrasione. Si dovrà inoltre provvedere alla
sostituzione sistematica delle pale a periodi fissi onde garantire
nel tempo il funzionamento corretto delle turbine. Ovviamente
il problema è notevolmente aggravato nei periodi piovosi
tanto da non poter escludere la possibilità di dover sospendere
il funzionamento tramite la chiusura delle valvole a farfalla
quando il trasporto solido del corso d'acqua è eccessivo
e di adottare un esercizio limitato ai soli periodi di tempo secco
quando l'acqua del rio è perfettamente pulita. Si tratta
solo di ipotesi nel mentre l'esercizio effettivo dovrà
essere definito sulla base delle caratteristiche reali del corso
d'acqua puntando soprattutto, allo scopo di aumentare al massimo
la producibilità di energia, sulla resistenza all'abrasione
delle pale delle turbine anche a mezzo di speciali vernici protettive
da rinnovare frequentemente.
In caso di necessità l'impianto potrà anche essere
messo fuori servizio tramite chiusura preventiva delle valvole
a farfalla, salvo dover provvedere ad una accurata pulizia al
momento della rimessa in moto. A tale scopo si dovrà preliminarmente
installare superiormente la protezione in acciaio atta a mantenere
all'asciutto l'intera opera.