2.15.2) IL CAV. FRANZ
Un bel giorno quel personaggio straordinario
che rispondeva al nome di prof. Bressa di cui ho parlato nel capitolo
precedente, per inaugurare in pompa magna il monumento "Aurora
della vita" appena eretto sul monte Cornella ed avente lo
scopo di onorare la maternità e la nascita dei bambini,
organizzò un pranzo nella sala della casa di riposo di
Quero.
Al convivio erano invitati, oltre tanti cittadini queresi e le
autorità civili e religiose del posto e dei paesi vicini,
anche alcuni artisti veneziani che, a pranzo finito, presentarono
le opere che avevano preparato per festeggiare degnamente l'avvenimento.
Si trattava di dipinti e di poesie che vertevano tutte sul monumento
o, più in generale, sulla nascita dei bambini cui lo stesso,
come detto, si ispirava. Quando i poeti dialettali ebbero finito
di recitare i loro lavori assai belli ed acclamati dai presenti,
si alzò in piedi il cav. Franz, un personaggio di Alano
di Piave, noto a tutti per le burle che amava organizzare, per
leggere una breve poesia che aveva rapidamente composto e che,
naturalmente, si riferiva alla nascita dei bambini che si stava
celebrando. Non mi è possibile ricordare esattamente il
testo di Franz denso di rime in un buffo italiano maccheronico,
ricordo solo il tema trattato e particolarmente il finale con
cui Franz concluse il suo inno alla maternità e che, dopo
aver fatto restare tutti i presenti, preti e suore compresi, esterrefatti,
venne salutato, come accadeva sempre con Franz, da una fragorosa
risata. Dopo aver auspicato "campane dell'aurora suonate,
suonate ancora....." rivolgendosi alle nuove mamme per magnificare
il loro ruolo, a suo dire determinante per l'umanità intera,
Franz concludeva con un augurio che così recitava."
A mè che sono solo un cantastorie non resta che pregare
la madonna addolorata affinché sia altrettanto bella l'uscita
come lo fu l'entrata".
Mi è difficile commentare oltre.
Mi limito a riportare alcuni tra i mille episodi comici di cui
è costellata la vita di Franz. Nella sua prima notte di
matrimonio entrando in camera non trovò più il letto
matrimoniale che i suoi amici, per ricambiare almeno in minima
parte le burle da lui architettate a loro danno, gli avevano trafugato
con avventure rocambolesche necessarie per accedere alla camera.
La vicenda di Franz mi fa anche ricordare Silvio l'artigiano querese
di cui ho già parlato al cap. 2.8.3. Silvio, essendo grande
amico di Franz, ricordava a memoria molte delle poesie di quest'ultimo,
ed io, incontrandolo, gli ho fatto più e più volte
ripetere quella relativa all'aurora della vita rinnovando ogni
volta il divertente ricordo del pranzo del prof. Bressa che ho
prima raccontato e al quale io e Silvio avevamo partecipato fianco
a fianco contribuendo con irrefrenabile vigoria alla risata generale
che, come detto, l'intervento di Franz aveva suscitato. Se Silvio,
fosse ancora presente, oltre a colmare il vuoto che la sua prematura
scomparsa ha lasciato in tutto il paese, sarebbe sicuramente in
grado di recitare ancor oggi e senza alcuna omissione la poesiola
che, tra le molte che ricordava, era senza dubbio la preferita
soprattutto per l'ambiente e per l'occasione in cui fu presentata.
Un'altra volta il cav Franz passando per Quero con la sua macchina
sportiva vide Bepi Simon intento a lavorare l'orto con barba lunga
ed abbigliamento adeguato a ciò che stava facendo: ai piedi
tutte infangate " le galoze", rudimentali scarpe con
suola di legno, e addosso un paio di calzoni ed una canottiera
consumati da lungo uso e nere per il sudore e la polvere sollevatasi
dal terreno che stava vangando. Vederlo in quello stato ed inventarne
una di nuova fu cosa automatica per Franz. Disse a Bepi: fammi
un favore sali due minuti in macchina perché ho bisogno
di aiuto per caricare una pesante cassa di mele che ho comprato
qui vicino. Ti riporto subito indietro!. Una volta salito con
una serie di scuse lo portò in piazza a Montebelluna dove,
con un ulteriore stratagemma lo abbandonò in quello stato
e senza soldi.!


Che Franz fosse un personaggio veramente
straordinario è dimostrato dal fatto che, avendo in un
cantiere di lavoro a Mestre conosciuto Laganà, un oriundo
Alanese di cui ricordo solo il cognome, questi, desideroso come
mè di parlare dei nostri rispettivi paesi di origine, incentrò
interamente la conversazione su Franz ritenendolo il soggetto
più interessante su cui intrattenere, dopo decenni di lontananza,
un suo conterraneo come mè. E' in tale occasione che sono
venuto a conoscenza, tra l'altro, del furto del letto, impresa
cui a suo tempo aveva partecipato lo stesso Laganà.
Da aggiungere che le burle sistematicamente organizzate da Franz
erano, con assoluta priorità su ogni altra novità,
immediatamente diffuse in paese grazie alla inveterata usanza
simpaticamente chiamata "radio scarpa" di raccontarci
da persona a persona, da casa a casa ed anche da paese a paese,
tutti gli avvenimenti non appena se ne aveva sentore.
continua