2.15) PERSONAGGI ED EVENTI STRAORDINARI
L'immagine di Quero che stò tentando
di rappresentare si basa su avvenimenti caratterizzati soprattutto
dalla loro semplicità dovuta all'ambiente anch'esso estremamente
semplice come era quello in cui avevano luogo. Si capisce come
le azioni di alcuni personaggi straordinari colpissero la fantasia
di noi tutti e formassero oggetto di prolungati commenti, riempiendo
la nostra giornata. Ritengo perciò sia utile farne quì
risaltare alcune particolarità con l'avvertenza che la
loro descrizione, per evidenti motivi di continuità, comprende
l'intero arco temporale cui si riferiscono e anche nei casi in
cui, iniziate nell'anteguerra, sono però terminate molto
tempo dopo in pieno periodo di pace. L'elenco dei personaggi quì
riportati è senza dubbio incompleto in quanto ne esclude
molti forse più meritevoli di figurarvi rispetto a quelli
elencati i se, come risulta da tutto il suo svolgimento, lo scopo
del mio racconto non fosse soltanto quello di mettere in luce
quanto ha colpito la mia fantasia di giovane ed inesperto querese.
2.15.1- IL PROF. BRESSA

Era questo uno dei personaggi più
straordinari e singolari che la mente umana possa immaginare,
capitato casualmente a Quero nel 1942 e che vi ha operato ininterrottamente
fino al 1971, anno della sua morte.
Come indicato nella premessa, traccerò qui un breve profilo
della sua intera avventura querese, comprendendo quindi anche
il periodo post bellico.
Si trattava di un antiquario senza figli che impiegava tutti gli
introiti tutt'altro che esigui che gli provenivano dalla sua galleria
di quadri sita in Campo S. Maurizio a Venezia, per soddisfare
una sua incredibile e grande passione: riempire
di monumenti una vasta area del Monte Cornella sito a Quero
in posizione panoramica a ridosso della Piazza Duomo.

Caratteristico quello denominato "L'aurora
della vita" che conteneva tra l'altro una sirena ed una campana,
chiaramente udibili dall'abitato del capoluogo e che il personale,
sempre presente, doveva suonare in vario modo a seconda del sesso
del nuovo querese, in occasione di ogni nascita prontamente segnalata
dall'ufficio anagrafe del comune. Curiosa ma comprensibile preoccupazione
di questo artista senza figli quella di celebrare i figli degli
altri!
Un giorno Il prof. Bressa, venuto a casa mia per discutere con
mio padre sui lavori che stava eseguendo per suo conto, vide un'elica
in legno da mè, allora ragazzo di una quindicina d' anni,
costruita e che girava a folle velocità spinta dal vento
sempre presente a Quero. La sua mente, costantemente occupata
in direzione fissa del M. Cornella e delle opere che vi stava
creando, associò immediatamente quell'oggetto con un nuovo
monumento da costruire e pensò di concretizzarlo, appunto,
con un'aquila che, mossa da un'elica di fortezza volante che già
possedeva, avrebbe battuto le ali allo spirare del vento. Gasperin,
ricevuto l'incarico, proseguì per lungo tempo nella costruzione
dell'aquila e di tutti gli ingranaggi, naturalmente fatti a mano,
che l'avrebbero mossa. A causa di dissapori sorti con il committente
l'opera,
quasi ultimata, restò per anni nell'officina a destare
l'ammirazione di tutti i visitatori.






Chi la volesse ora vedere lo può
fare andando in piazza Duomo davanti alla casa di riposo di Quero
dove essa domina, con le ali spiegate, dall'alto di una stele
in pietra. Sbirciando tra le piume di rame credo si potrebbe ancora
vedere qualche ingranaggio costituito da tanti pioli fissati tra
di loro con saldatura autogena e che avrebbero dovuto farle battere
le ali ora assolutamente ferme.

Nella chiesa di Quero esiste tuttora
una bella Via Crucis in mosaico donata dal prof. Bressa, chiaro
segno della qualità artistica delle opere che facevano
bella mostra di sé nella galleria d'antiquariato del prof.
Bressa a Venezia. Ancora, chi volesse rendersi conto dell'operato
del prof Bressa medesimo nella sua normale veste di "costruttore
di monumenti" lo potrebbe fare comodamente in macchina raggiungendo
la zona casette rosse sul Monte Cornella oggi collegata da una
comoda strada mentre, un tempo, lo era soltanto tramite una lunghissima
scalinata a suo tempo fatta costruire dal prof. Bressa stesso.
Alla data attuale delle opere originali resta ben poca cosa, quanto
basta comunque per dare un'idea di quello che doveva essere la
così detta "zona monumentale del M. Cornella"
e della vastità e la impervietà del territorio allora
pieno di monumenti.


Quello che si può ancora vedere è una monumentale scalinata sulla cui sommità è ancora presente l'alto traliccio dalla cima del quale l'aquila di Gasperin dominava su Quero. L'elica della fortezza volante, in legno ed esposta da un trentennio alle intemperie, ha perso l'estremità delle due pale che, spinte dal vento in quella posizione sempre presente e molto forte, avrebbero dovuto far sbattere le ali del volatile in ferro e rame. Circa la qualità artistica delle imponenti opere allora realizzate dal prof. Bressa io non sono in grado di dare un giudizio nè di dire se, con la distruzione dei monumenti, Quero ha perduto un importante polo di attrazione turistica. Non ho, invece, alcuna remora a consigliare a tutti la visita al Monte Cornella, per la magnifica veduta che vi si può godere sul capoluogo di Quero e per il vasto panorama della pianura verso Treviso che vi si può ammirare. Aggiungerei che non sono pochi gli artisti che, come il prof. Bressa, hanno riempito ampie aree scoperte con le loro opere. Ne cito un paio solo per far rientrare anche Quero fra il novero dei comuni che avrebbero potuto fregiarsi di tale privilegio. Ricordo, ad esempio, che vicino ad Asiago esiste una grande ex cava di marmo che è stata in gran parte dipinta con sgargianti colori da un artista il quale ha interpretato in vario modo le forme degli spuntoni di roccia, quali erano risultati dalla estrazione del marmo, vedendovi altrettante figure originali. In una determinata zona della cava ne ha poi disseminato l'intera superficie di vecchi tubi di scappamento d'automobile riuscendo, a suo dire, a cogliere il rapporto artistico esistente tra la roccia scavata e tale parte arrugginita di autovettura. Ricorderò un altro sito: il giardino di Bomarzo vicino a Viterbo disseminato di strani mostri in pietra. Tra le altre bizzarrie vi figura anche una casetta costruita, a bella posta, con muri inclinati rispetto alla verticale.

Anche nei due casi indicati io non sò dare un giudizio
di validità artistica, sò per cosa certa che sono
meta di un grande numero di visitatori e, in maniera del tutto
analoga, forse avrebbe potuto diventar celebre anche il M. Cornella
se gli avvenimenti successivi, come vado precisando, avessero
assunto un piega diversa da quella reale.
E' da rilevare come la fiorente attività che il prof. Bressa
esercitava a Venezia sia stata, dopo la sua morte, continuata
e notevolmente incrementata dal nipote
Pietro, che da ragazzo usava accompagnare lo zio Bressa a Quero
e che è oggi un antiquario tra quelli più apprezzati
non solo a Venezia dove si trova la sua importante galleria ma
anche fuori dell'Italia. Peccato che Piero, che io ho modo di
incontrare abbastanza spesso, si sia limitato a fare l'antiquario.
Se invece, così come ha continuato l'attività dello
zio in quel di Venezia ottenendo risultati di grande prestigio
spesso documentati dalla stampa, avesse coltivato ed incrementato
anche l'altra passione dello zio, cioè quella per il M.
Cornella, Quero potrebbe oggi fregiarsi di opere di grande qualità
artistica e la zona monumentale del Cornella, invece di subire
la distruzione che lo ha colpito negli anni scorsi, avrebbe forse
sopravanzato le due che ho prima citato. Il fatto che ciò
non si sia verificato è spiegato da quanto da mè
scritto all'inizio di questo capitolo e cioè che personaggi
come il prof. Bressa che dedicano tutta la loro vita ad attività
come quella quì descritta non esistono nemmeno nella fantasia
di chi scrive romanzi. Se Quero, del tutto casualmente, ha avuto
la ventura di ospitarne uno per decenni, non poteva sicuramente
sperare di averne un secondo: di prof. Bressa non può essercene
che uno ed uno solo!


L'autore assieme ad amici queresi
ed al dott. Bortoluzzi, negli anni 70 ad un picnic nella zona
monumentale del Cornella. Si intravedono i monumenti ancora in
buono stato di conservazione.