2.1) QUERO - SECONDA PARTE























L'edificazione a Quero, ripresa e notevolmente
incrementata in questi ultimi 50 anni, se da un lato ne ha aumentato
l'importanza, dall'altro non è riuscita a mantenere le
promesse della bella impostazione iniziale, essendo le nuove aree
residenziali e industriali sorte in modo disordinato. Ne sono
responsabili sia i privati che, come in molte alte parti d'Italia,
accecati dal benessere economico, si sono preoccupati solo di
edificare in ogni dove, e sia la pubblica amministrazione che
non ne ha dettato per tempo le regole. Valga per tutti l'esempio
della via Roma. Chi discende lungo tale via non manca di notare,
sulla sinistra alla fine del suo lungo rettifilo, una costruzione
che si distingue da tutte le altre per la sua ubicazione poco
adatta al luogo. Si tratta del primo edificio per residenza popolare
costruito a Quero dall'Ente allora preposto: l'Ina Casa.

E' da notare come in quella zona esistesse
una piazza nella quale in autunno aveva luogo la trebbiatura del
grano prodotto dagli agricoltori di Quero e dei paesi vicini i
cui carri ricolmi formavano lungo la via Roma una lunga fila in
attesa del proprio turno. Più che di lavoro quelli erano
dei momenti di festa nei quali gli agricoltori avevano modo di
raccontarsi l'andamento dell'annata ed alla fine tornarsene a
casa con il carro carico del grano e della paglia che rappresentavano
il premio finale delle loro fatiche. Era per tutti uno spettacolo
vedere quell'enorme macchinario color rosso mattone azionato da
un trattore cui era collegato mediante una lunghissima cinghia
di trasmissione e munito di un grande rostro superiore che con
un continuo moto di sali e scendi, quasi fosse la testa di un
grande drago, introduceva nel suo capace ventre i covoni di grano.
Nella parte terminale, in basso, uscivano i regolari parallelepipedi
delle balle di paglia legate con filo di ferro ed i sacchi di
grano. In fondo alla piazza esisteva una monumentale fontana-abbeveratoio
di forma ottagonale.
Nell'anno 1953 quando si presentò l'occasione d'avere anche
a Quero una casa popolare, il comune, volendo economizzare nelle
spese, decise di mettere tale piazza a disposizione dell'INA Casa
per la nuova edificazione commettendo un duplice errore. Oltre
a provocare l'irrimediabile ed imperdonabile perdita della piazza
e della fontana, ne derivò un'area dalla forma irregolare
poco adatta ad ospitare l'edificio e totalmente in contrasto con
quelle regole d'impianto di base prima citate e su cui è
conformato tutto il resto del paese. L'assurdità del misfatto
appare ancora più evidente quando si pensi alla reale situazione
di Quero in quegli anni nei quali una sola era la sua ricchezza:
la grande disponibilità di terreni da poter destinare alla
edificazione.
Nella nuova organizzazione urbanistica
del capoluogo di Quero figura un elemento chiave: la
piazza Marconi situata nel suo baricentro e sapientemente
ricavata al posto del precedente piccolo slargo triangolare allora
chiamato, eufemisticamente, Piazza Egidio Forcellini.
Come si può notare dalla planimetria
tale slargo, appunto perché di forma triangolare, era dotato
di tre strade di accesso. Verso nord era collegato alla chiesa
tramite la via Carniello ora chiamata Nazionale, verso sud vi
si trovava la continuazione della Via Carniello medesima, mentre
verso est esisteva una stretta viuzza di collegamento con la attuale
via Piave. Una piccola parte di questa strada è tuttora
esistente ed è quella che inizia subito a sud del Municipio
per morire a ridosso della cabina di trasformazione dell'Enel.
Io la conosco bene perchè confina con la casa dove sono
nato e dove ho trascorso tutta la mia gioventù senza nemmeno
immaginare che un tempo fosse una delle tre vie principali del
paese. Vedendola ora si ha modo di rendersi conto di com'erano
una volta le vie interne dell'abitato e di fare un significativo
confronto con quelle attuali spaziose, rettilinee e munite di
doppio marciapiede!.
La Piazza Marconi per conformazione e per la sua ubicazione baricentrica,
aveva tutte le prerogative per diventare, così come è
nella realtà accaduto, il polo di attrazione di tutto il
paese dove, attraverso gli anni, si sono svolti mille giochi:
di volta in volta è divenuta parco dei divertimenti con
giostre e tirassegni, tracciato di appassionanti gimcane motociclistiche
ed infine campo per tornei di calcio e di tamburello quello vero
con pallina dura lanciata e rilanciata da un estremo all'altro
del terreno di gioco. Durante il fascismo è stata sede
di manifestazioni, sfilate e discorsi, in tempo di guerra, recintata
con paletti rossi e fili di ferro, è stata coltivata a
grano, mentre nell'immediato dopoguerra è diventata il
quartier generale della truppa americana di liberazione. Col passar
degli anni ha subito diverse trasformazioni, in parte documentate
dalle foto allegate, passando da semplice spiazzo sassoso a campo
coltivato, a giardino alberato con o senza fontana centrale ora
ubicata di lato. Ai nostri giorni, dopo l'ennesima modifica, è
diventata il salotto buono del paese con una arena centrale dove
vengono spesso organizzati balli o spettacoli vari. Sotto una
galleria di glicini è possibile oggi riposarsi nelle belle
panchine che vi si trovano numerose. Si può affermare che
la piazza Marconi sia stata la testimone più completa,
fin dall'epoca della sua ricostruzione , delle alterne vicende
di Quero e particolarmente di quelle che riguardano da vicino
il presente racconto. Di fatto, durante la breve vita del cinema
Prealpi, i queresi usavano ritrovarsi in piazza davanti al Caffè
Centrale e da lì assistere all'afflusso degli spettatori
che accedevano sempre più numerosi per vedere i bellissimi
film dopoguerra, ad ascoltare il crepitare della macchina da proiezione
ed il sonoro del film durante le proiezioni all'aperto. E' infine
da quel luogo che molta gente nell'anno 1964 assistette inerme
al furioso incendio che pose fine alla vicenda cinematografica
qui narrata.





























