2.2.10) SCOPPI COL CARBURO
Tra i molti passatempi dei giovani di
Quero non posso dimenticarne uno a quei tempi molto in voga: i
botti fatti col carburo di calcio. Era quest'ultimo un materiale
allora reperibile in tutti i negozi perché comunemente
usato per l'illuminazione delle abitazioni ancora prive di energia
elettrica. Ebbene, qualcuno aveva scoperto le proprietà
esplosive possedute dal gas puzzolente che tale sostanza emetteva
quando veniva a contatto con l'acqua. Messo a terra un barattolo
di latta capovolto in modo da coprire il carburo e tenuto per
qualche minuto ben chiuso con un dito il piccolo foro che avevamo
in precedenza ricavato sul fondo in modo da garantire che il barattolo
si riempisse del gas prodotto dal carburo abbondantemente asperso
di saliva, bastava avvicinare al forellino un fiammifero acceso,
perché avesse luogo lo scoppio ed il barattolo fosse proiettato
con violenza verso l'alto. Ovviamente lo scopo da raggiungere
consisteva nel provocare un fragore ed un balzo del barattolo
il più elevati possibile. Anche questa operazione non andò
sempre a buon fine e Berto, un personaggio di cui parlerò
diffusamente nel prosieguo della storia, porta ancora oggi una
cicatrice sul naso colpito violentemente dal barattolo.
Nella nostra epoca, assediati come siamo da una miriade di contenitori
vuoti di tutti i tipi e di materiali i più impensati che
costituiscono ogni giorno un volume di parecchie tonnellate di
rifiuti solidi urbani, si fa fatica a credere che al tempo della
nostra storia tali rifiuti non esistessero per niente e che l'unico
contenitore scartato dagli operatori commerciali ma ambito da
tutti per i mille usi secondari che se ne potevano ritrarre, fosse
il vaso metallico della conserva di pomodoro! Anche i giovani
per i loro giochi utilizzavano i barattoli nelle varie dimensioni
che erano reperibili.