2.2.1) LE ATTREZZATURE DI GIOCO

Uno dei giochi cui partecipavamo attivamente
noi ragazzi assieme anche a molti adulti era quello del "pindol"
basato su un attrezzo a due punte ricavato da un comune pezzo
di legno duro della lunghezza di una ventina di centimetri che
uno di noi lanciava in alto tramite una robusta mazza in legno
leggermente ricurvo (il pandol), mentre gli altri tentavano
di afferrarlo al volo. Per
evitare di farsi male alle mani, questi ultimi usavano la giacca
o la maglia di lana che ci eravamo tolti, con i risultati che
si possono ben immaginare per quelle vesti di per sé assai
precarie. Uno dei più bravi giocatori di pindol era Berto
D, che , per l'occasione, chiamo in questo modo per distinguerlo
da un altro Berto che comparirà più avanti. Oltre
che eccellere nei tiri Berto era rapidissimo nell'afferrare l'attrezzo
in aria e così vincere la partita. Poco tempo fa incontrandolo
a Quero dove vive affetto da una malattia che gli rende estremamente
difficile muovere gambe e braccia tanto che riesce a fatica a
tenere in mano perfino le carte da gioco e dedicarsi a quell'ultimo
suo passatempo che gli riesce al bar con gli amici, gli ho detto:
Berto la faresti volentieri una partita al pindol?. Mi ha guardato
sconsolato senza proferire parola.
E' da notare come nel gioco del pindol ed anche in molti altri
di quelli che elencherò più avanti, svolgesse un
ruolo importante la qualità degli attrezzi usati tutti
autocostruiti seguendo modalità via via perfezionate dall'esperienza
di ognuno di noi. Ad esempio il pandol, cioè la mazza di
lancio, oltre che essere ricavata da essenze legnose particolarmente
dure per poter resistere all'uso, doveva avere un peso ed una
forma ben definita. I nostri giochi, pertanto, dovevano essere
preceduti da un'attività altrettanto piacevole di ricerca
del legno adatto e della sua lavorazione. La soddisfazione finale
era data non solo dall'abilità di condurre il gioco ma
anche da quella di essere riusciti a costruirci l'attrezzo migliore.
Impossibile non notare la differenza con i giochi dei giovani
d'oggi nessuno dei quali si dedica alla costruzione dei propri
accessori ma, al contrario, effettua una gara per acquistare la
racchetta da tennis o il paio di sci migliori perchè più
costosi degli altri!.
Altri giochi basati sull'uso di attrezzi autocostruiti erano il
camminare su alti trampoli, il correre con il cerchio, il gioco
delle palline di terracotta, l'uso della fionda, la corsa con
i carrettini. Su ognuno di questi ci sarebbero molti aneddoti
degni di essere ricordati. Il cerchio in ferro, ad esempio, era
ricavato dalla parte superiore delle vecchie pentole di rame delle
quali costituiva l'anello di finitura superiore essendo totalmente
rivestito dal lamierino di cui era costituito tutto il corpo della
pentola. Usavamo poi costruirci l'apposito ferro (vedi disegno
schematico allegato) con il quale era possibile spingere il cerchio
e seguirlo correndo, organizzando anche delle vere e proprie gare
di velocità tra molti ragazzi l'uno di fianco all'altro.
Per colpire e vincere le palline colorate
di terracotta che compravamo a modico prezzo, usavamo allora una
sfera di circa due centimetri di diametro chiamata " il boro",
che ci eravamo costruita colando del piombo entro forme di argilla
e che poi rendevamo perfettamente sferica battendola pazientemente
col martello. La scelta del piombo non era casuale ma dettata
dalla necessità di ottenere un "boro" pesante
che meglio si prestava per lanci precisi come erano quelli necessari
per vincere nelle competizioni.
Nel gioco "dei vivi e dei morti" usavamo "le pacere"
cioè delle pietre circolari del diametro di circa una decina
e dello spessore di circa un centimetro che lanciavamo su un'area
di terra battuta pianeggiante per colpire e quindi "uccidere"
gli avversari, ognuno rappresentato da una piccola pietra disposta
verticalmente. Per approvvigionarci delle "pacere" eseguivamo
prolungate ispezioni del greto del piave allora ricco di pietre
di tutti i tipi e, per la loro lunga convivenza con l'acqua fluente,
arrotondate e levigate, per trovare quelle che facevano al caso
nostro e cioè adatte alla nostra mano sia per forma che
per peso.
Altri giochi come quello classico del " nascondiglio",
della corsa a" bandiera" o ai "prigionieri"
o quelli della " salta mussa" consistente nel saltare
sulla groppa di una lunga fila di compagni curvati ed appostati
l'uno appresso dell'altro, non abbisognavano di alcuna attrezzatura
ma erano ugualmente piacevoli. Altri ancora, riportati qui di
seguito, presentavano aspetti così interessanti da meritare
altrettanti capitoli specifici.
I L PINDOL PANDOL = UN GIOCO ANTICO CHE TORNA IN AUGE

