2.2.4) LA FIONDA
Tra i passatempi giovanili da raccontare
non può essere dimenticato l'uso della fionda e dei danni
provocati facendo a gara su chi rompeva le lampadine della pubblica
illuminazione oppure le targhette in ceramica con la scritta dei
nomi delle vie!
Le uniche targhette che non hanno mai
costituito il nostro bersaglio ma per le quali nutrivamo un profondo
rispetto, erano quelle che, come pochi Queresi sanno, ornavano
La Via Rimembranza. Tale strada, notevole esempio di manufatto
in rilevato artificiale viste le sue particolarità costruttive
per l'epoca di realizzazione di cui ho in dettaglio parlato al
cap. 2.1, era affiancata in ambedue i lati da grossi paracarri
alternati ad alberi ornamentali. Nel fusto di ognuno di questi
alberi era applicata una targhetta in ceramica delle dimensioni
di circa 10 x 10 cm recante la foto ed il nome di un caduto della
prima grande guerra. Col passare degli anni sia gli alberi che
le targhette sono spariti tanto che oggi non se ravvede nemmeno
l'ombra (esiste ancora qualcuno dei grossi paracarri) ma, in questa
nefasta azione i giovani del tempo non hanno alcuna colpa. La
colpa ricade piuttosto sulla pubblica autorità che non
ha provveduto alla manutenzione e al ripristino di questa bella
iniziativa volta a ricordare quei caduti.
La costruzione delle fionde rappresentava per noi una gara su
chi riusciva a produrre l'arma migliore trattandosi di un'operazione
tutt'altro che facile. Ed ecco in dettaglio la procedura che seguivamo
in quel tempo.
Innanzitutto bisognava trovare un ramo di un'essenza legnosa scelta
tra i cespugli più resistenti, in primo luogo il corniolo
e più frequentemente il nocciolo, per ricavarvi la forcella,
elemento base dell'arma. Essa doveva avere una costituzione particolare
e cioè una forma a Y con i due braccetti perfettamente
simmetrici rispetto al tronco principale destinato a costituire
l'impugnatura. Occorreva poi trovare tra le vecchie "cameradarie"
di automobile quella costituita da gomma molto elastica ed infine
ricavare da una vecchia scarpa, anch'essa con determinate caratteristiche
di flessibilità, la "curamela" cioè la
sacca destinata ad alloggiare il proiettile che non era altro
che una piccola pietra tondeggiante. Una volta legati con sottilissimo
spago tra di loro questi elementi la fionda era pronta per essere
usata sopratutto per il raggiungimento del nostro massimo traguardo,
del resto mai realizzato da nessuno di noi se si esclude, perché
qui non pertinente, quello che descriverò al cap. 3.1:
uccidere, appunto con la fionda, un passero.
