Ad un certo punto si rifugiarono a Quero molti ebrei che vi cercavano scampo dall'odio razzista che li perseguitava. C'erano numerosi ragazzi con i quali noi giovani avevamo stretto amicizia e preso diretta conoscenza della tragica situazione in cui versavano queste famiglie che poco tempo prima potevano godere di un notevole benessere per trovarsi poi privi di tutto e soprattutto braccati dai tedeschi. Molto tempo dopo venimmo a sapere che erano stati tutti internati in Germania seguendo la tragica sequela di orrori di tanti altri ebrei. Ho ancora delle foto che mi ritraggono abbracciato con ragazzi ebrei con i quali era un piacere dividere i nostri giochi ma dei quali ancora oggi non so se sono scampati all'eccidio.
Questi i dati anagrafici di alcunii ebrei che hanno vissuto a Quero:
- BANK HERSZ, nato a Sieniawa in Polonia
il 15.01.1897, figlio di Abraham e Adwokat Perla, coniugato con
Kurkowski Carlotta. Ultima residenza nota: Milano, poi Quero.
Arrestato il 12.02.1944. Detenuto a Belluno carcere, Fossoli campo.
Deportato da Fossoli il 22.02.1944 ad Auschwitz. Immatricolazione
dubbia. Deceduto in luogo ignoto in data ignota. Convoglio 08.
- KASS JAKOB, nato a Fiume l01.10.1925. Ultima residenza
nota: Quero (BL). Detenuto a fossoli campo. Deportato da Fossoli
il 22.02.1944 ad Auschwitz. Matricola n. 174510. Deceduto ad Auschwitz
il 15.05.1945 dopo la liberazione.


Recentemente sono entrato in posesso
della foto di Ester avente nel retro la seguente dedica: "Con
affetto e simpatia a Costanza. 1.04.1943 Ester". Sullo sfondo
le montgne di Vas. Si intravede la strada per Segusino e la Chiesetta
fronte strada. Il mio ricordo à molto vago però
guardando la foto vengo preso da una grande commozione. Mi colpisce
il sorriso di questa diciasettenne ebrea e non riesco a cancellare
dalla mente i tempi che la aspettavano.
Sono molti lieto poter scrivere le ultime notizie rintracciate in internet. L' importante è che tutti tre i giovani, di cui alle fotografie soprastanti, si sono salvati e sono potuti emigrare in America dove hanno ripreso la loro vita normale. I due gemelli si chiamano Alfredo e Rodolo Flatau.
Di seguito le notizie ricavate dal libro "VITE DI CARTA,Storie di ebrei stranieri internati dal fascismo " della ricercatrice Anna Pizzuti.
"Al momento del fermo degli ebrei
stranieri presenti in Italia (15 giugno 1940) la famiglia Flatau
risiedeva a Lucca. Quando viene decisa la loro destinazione per
l'internamento, il padre viene mandato a Ferramonti, la madre
ad Avellino, anche se non è sicuro, perchè la parola
Avellino sembra cancellata. In ogni modo dovette partire, perchè
nell'annotazione a fianco viene scritto che i figli rimasero nell'albergo
dove la famiglia era alloggiata e c'è anche il nome di
questo albergo. La cosa non dovette però durare molto (o
forse non avvenne proprio), perchè a Quero la famiglia
arriva unita da Ferramonti. Questo è quanto dicono i documenti.
Ecco, quella della loro salvezza deve essere una storia veramente
eccezionale. I loro nomi risultano nell'elenco dei passeggeri
della nave "Henry Gibbins" Poichè questa nave
partì da Napoli nel giugno del 1944, quando la provincia
di Belluno doveva essere ancora occupata, si presuppone che la
famiglia Flatau, come altre, dovette passare le linee tedesche
per raggiungere il Sud."
Quindi gli ebrei arrivati a Quero nel
1943 provenivano dal campo di concentramento di
Ferramonti sito in Calabria ( clicca qui per avere notizie del
campo di concentramenti di Ferramonti). 
Poi, partiti da Quero verso il sud d'Italia, sono riusciti ad attraversare, non si sa in che maniera, il fronte di guerra ed arrivare a Napoli dove sono stati imbarcati sulla nave americana Henry Gibbins, visibile nella foto, sbarcando in America il 17 giugno 1944. Anche il viaggio via mare fu denso di emozioni.
Avvenne in un convoglio di 29 navi incluse 16 navi da guerra. Su ciascun lato della Henry Gibbins c'erano navi che portavano prigionieri di guerra nazisti, andando a costituire così una protezione in più dagli attacchi degli U-Boats tedeschi.
Sono in attesa di ulteriori notizie che dovrebbero arrivarmi dall'America avendo interpellato dei parenti di uno dei gemelli e che saranno qui pubblicate. E' possibile vedere la storia della nave cliccando qui.
Termino questo capitolo con le parole di Vincenzo Santoro : "Poi tutto è caduto nel dimenticatoio come se quei tragici fatti non fossero mai avvenuti, come se tutte quelle persone, che hanno sofferto e patito, non fossero mai esistite. Solo intorno agli anni ottanta si è deciso di attuare un opera di rivisitazione e recupero anche come testamento morale per le future generazioni, creando dapprima una Fondazione, con compiti di studio e ricerca e da qualche anno un Museo della memoria, che ripercorre con documenti e fotografie la vita trascorsa in quei bui anni dagli internati. "