


E' a tutti noto che l'onere e la cura
di ogni operazione topografica di definizione in cantiere del
tracciato dei vari manufatti rientrano pienamente tra gli obblighi
dell'appaltatore, e che devono essere da questi condotti secondo
le migliori tecniche in modo da conferire all'opera finita caratteristiche
ottimali. A questo punto è necessario ricordare come un
qualsiasi manufatto, soprattutto se di tipo nastriforme come sono,
ad esempio le strade ed i marciapiedi, se rettilineo deve esserlo
nel vero senso della parola il ché significa che da vertice
a vertice non deve sussistere deviazione alcuna, nè planimetrica
nè altimetrica, rispetto alla linea retta che li congiunge.
Quando i rettifili , ed è questa la regola comunemente
adottata, devono essere raccordati ai vertici mediante curve circolari,
ciò sta ad indicare che la struttura arcuata deve essere
a raggio unico e tangente dei rettifili. Infine la sua costruzione
deve essere tassativamente preceduta dalla posa di picchetti ad
intervalli brevi e comunque sufficienti perché la curvatura
sia perfettamente definita in tutto il suo sviluppo.
La realtà è molto spesso totalmente diversa. I rettifili,
iniziati senza un accurato tracciato preventivo, contengono dei
vertici intermedi causati dalla presenza di ostacoli vari, i raccordi
"circolari", essendo eseguiti "a occhio" non
sono per niente circolari e presentano invece delle forme curve
irregolari niente affatto tangenti ai rettifili da cui si dipartono;
i punti di tangenza, scelti a caso, non sono equidistanti dal
vertice, d'altra parte il vertice stesso che costituisce il punto
di incontro di due rettifili successivi, non viene mai materializzato
sul terreno in quanto, viste le premesse, è considerato
inutile. Alcune opere nastriformi hanno lungo un bordo i raccordi
al vertice che non sono concentrici con i corrispondenti raccordi
dell'altro bordo e quindi la larghezza del nastro varia irregolarmente
da una progressiva all'altra.
Questo modo di realizzare le opere pubbliche è tipico di
Mestre dove sembra nessuno conosca alcuna delle regole sopra enunciate
e si assiste perciò ad uno scempio pressoché totale.
Alcuni significativi esempi sono quelli delle foto allegate.
Le prime si riferiscono ad una pista ciclopedonale recentemente
costruita che lungo il suo tortuoso sviluppo comprende ben 70
curve. Ebbene nessuna di esse è stata tracciata utilizzando
qualcuno dei metodi che la pratica topografica mette a disposizione.
Al contrario si tratta di manufatti costruiti con la regola del
"tanto peggio tanto meglio". Il colmo lo si è
raggiunto quando si sono realizzate curve, non rappresentate nelle
foto allegate, ma che annoverano lungo il loro sviluppo dei brevissimi
rettifili ( due o tre metri). Il risultato è, dal punto
di vista estetico, pessimo.

Lo conferma la fig. N. 4 nella quale
è rappresentata in pianta la reale situazione della curva
di cui alla foto n. 3, e, per farne risaltare i difetti, una possibile
soluzione con i raccordi ad andamento normalizzato. Il contrasto
è evidente.
Nemmeno nella sistemazione di una importante via come quella rappresentata
nella foto n. 8, e che di curve ne aveva soltanto una, ci si è
preoccupati di darle un tracciato decoroso ma si è costruito
quella specie di arco rampante che si vede in foto. Si potrebbe
arrivare a concludere che l'impiego dei vari metodi, come quello
per ordinate alla corda, quello per ordinate alla tangente, quello
detto del quarto o uno qualsiasi degli altri oggi disponibili,
nella costruzione di tutte le curve sopra citate, possa anche
presentare, visto il loro numero così elevato, delle difficoltà
obbiettive ma così ovviamente non è quando in gioco
sono i rettifili. Per questi è sufficiente tirare uno spago
e l'operazione di tracciamento è presto fatta! Evidentemente
le cause vanno ricercate altrove. Per convincercene basta osservare
le foto 5-6-7 relaltive a due rettifili di opere importanti recentemente
realizzate a Mestre. Lungo il loro percorso non seguono affatto
la linea retta, segno evidente che ciò che manca sono i
concetti di base e che, nella realtà, si è convinti
che le opere debbano per forza essere orrende.




Ben diversa sarebbe la situazione qualora,
senza spendere una lira in più, si prendesse semplicemente
l'abitudine di richiedere alle ditte costruttrici di assolvere
un loro preciso dovere qual'è quello del regolare tracciamento
preventivo dei lavori loro assegnati.
E' questa la conclusione cui si vuole arrivare con la presente
nota: far capire a tutti l'importanza basilare che rappresenta
un accurato tracciamento sul terreno di tutte le opere, sia pubbliche
che private, e quindi la necessità della sua sistematica
adozione.

