3.3) GLI EBREI RIFUGIATI A QUERO

Ad un certo punto viene costituito a Quero un campo di internamento di ebrei obbligati a risiedervi sottoponendosi a ristrette condizioni di vitaes a   severi controlli svolti dalle SS tedesche. C’erano numerosi ragazzi con i quali noi giovani avevamo stretto amicizia e preso diretta conoscenza della tragica situazione in cui versavano queste famiglie che poco tempo prima potevano godere di un notevole benessere per trovarsi poi privi di tutto e soprattutto braccati dai tedeschi. Molto tempo dopo venimmo a sapere che erano stati tutti internati in Germania seguendo la tragica sequela di orrori di tanti altri ebrei. Ho ancora delle foto che mi ritraggono abbracciato con ragazzi ebrei con i quali era un piacere dividere i nostri giochi ma dei quali non sapevo con certezza la fine che vevano fatto. Per molti decenni ho tenuto dentro di mè questo dubbio angosciante: chissà se in qualche campo di concentramento tedesco avevano patito sofferenze inenarrrabili fino a finire tra atroci dolori la loro giovane vita?

Questi i dati anagrafici di alcunii ebrei che hanno vissuto a Quero:

– BANK HERSZ, nato a Sieniawa in Polonia il 15.01.1897, figlio di Abraham e Adwokat Perla, coniugato con Kurkowski Carlotta. Ultima residenza nota: Milano, poi Quero. Arrestato il 12.02.1944. Detenuto a Belluno carcere, Fossoli campo. Deportato da Fossoli il 22.02.1944 ad Auschwitz. Immatricolazione dubbia. Deceduto in luogo ignoto in data ignota. Convoglio 08.
– KASS JAKOB, nato a Fiume l’01.10.1925. Ultima residenza nota: Quero (BL). Detenuto a fossoli campo. Deportato da Fossoli il 22.02.1944 ad Auschwitz. Matricola n. 174510. Deceduto ad Auschwitz il 15.05.1945 dopo la liberazione.

 

In Via Roma l’autore è al centro abbracciato a due gemelli ebrei. Il primo a destra è Nino. Davanti a lui Italo, fratello dell’autore

 

 

Ester Recentemente sono entrato in posesso della foto di Ester avente nel retro la seguente dedica: “Con affetto e simpatia a Costanza. 1.04.1943 Ester”. Sullo sfondo le montgne di Vas. Si intravede la strada per Segusino e la Chiesetta fronte strada. Il mio ricordo à molto vago però guardando la foto vengo preso da una grande commozione. Mi colpisce il sorriso di questa diciasettenne ebrea e non riesco a cancellare dalla mente i tempi che la aspettavano.

 

Nell’anno 2010 mi accade un fatto straordinario. Grazie ad internet vengo a sapere che esistono diversi enti che curano la memoria delle tragedie successe nell’ultima guerra agli ebrei italiani. Prendo contatto con uno di questi enti che mi dà notizie importanti e piacevoli : tutti tre i giovani, di cui alle fotografie soprastanti, si sono salvati e sono potuti emigrare in America dove hanno ripreso la loro vita normale. I due gemelli si chiamano Alfredo e Rodolo Flatau.

Di seguito le notizie ricavate dal libro “VITE DI CARTA, Storie di ebrei stranieri internati dal fascismo ” della ricercatrice Anna Pizzuti e riguardanti sia il periodo precedente che quello successivo al soggiorno ebreo di Quero.

“Al momento del fermo degli ebrei stranieri presenti in Italia (15 giugno 1940) la famiglia Flatau risiedeva a Lucca. Quando viene decisa la loro destinazione per l’internamento, il padre viene mandato a Ferramonti, la madre ad Avellino, anche se non è sicuro, perchè la parola Avellino sembra cancellata. In ogni modo dovette partire, perchè nell’annotazione a fianco viene scritto che i figli rimasero nell’albergo dove la famiglia era alloggiata e c’è anche il nome di questo albergo. La cosa non dovette però durare molto (o forse non avvenne proprio), perchè a Quero la famiglia arriva unita da Ferramonti. Questo è quanto dicono i documenti.
Ecco, quella della loro salvezza deve essere una storia veramente eccezionale. I loro nomi risultano nell’elenco dei passeggeri della nave “Henry Gibbins” Poichè questa nave partì da Napoli nel giugno del 1944, quando la provincia di Belluno doveva essere ancora occupata, si presuppone che la famiglia Flatau, come altre, dovette passare le linee tedesche per raggiungere il Sud.”

Quindi gli ebrei arrivati a Quero nel 1943 provenivano dal campo di concentramento di Ferramonti sito in Calabria ( clicca qui per avere notizie del campo di concentramenti di Ferramonti).

Poi, partiti da Quero verso il sud d’Italia, sono riusciti ad attraversare, non si sa in che maniera, il fronte di guerra ed arrivare a Napoli dove sono stati imbarcati sulla nave americana Henry Gibbins, visibile nella foto, sbarcando in America il 17 giugno 1944. Anche il viaggio via mare fu denso di emozioni.

Avvenne in un convoglio di 29 navi incluse 16 navi da guerra. Su ciascun lato della Henry Gibbins c’erano navi che portavano prigionieri di guerra nazisti, andando a costituire così una protezione in più dagli attacchi degli U-Boats tedeschi.

Termino con le parole di Vincenzo Santoro : “Poi tutto è caduto nel dimenticatoio come se quei tragici fatti non fossero mai avvenuti, come se tutte quelle persone, che hanno sofferto e patito, non fossero mai esistite. Solo intorno agli anni ottanta si è deciso di attuare un’ opera di rivisitazione e recupero anche come testamento morale per le future generazioni, creando dapprima una Fondazione, con compiti di studio e ricerca e da qualche anno un Museo della memoria, che ripercorre con documenti e fotografie la vita trascorsa in quei bui anni dagli internati. ”

 

In epoca successiva mi è stato fornito da Roma l’indirizzo americano della moglie di uno dei due gemelli alla quale mi sono affrettato di scrivere, ottenendo la sollecita risposta.
Ecco una delle lettere con una traduzuione di massima dall’inglese:

We met in 1962 at the hospital in Manhattan where ave both worked. We averi in 1962 and had favo children, a daughter in 1965 and son in 1968. We resided in a suburb of New York City for over thirty years during which time Fred had a private interna) medicine practice, attended to patients in hospital and nursing home, and was a medical activist. Fred enjoyed many hobbies, among them gourmet food, chocolate, trave) domestic and foreign, photography, graphic and performing arts, and current events. He was politically active and outspoken. In Iter years, he recounted his )ife before and during the war, and used his experience to educate others about the horrors of war and the Third Reich, by volunteering at our loca) Holocaust Memoria) museum.

Noi c’incontrammo nel 1962 all’ospedale a Manhattan dove ambo abbiamo lavorato. Noi abbiamo avuto nel 1962 un bambino, una figlia in 1965 e figlio in 1968. Noi risiedemmo in un sobborgo di New York City per più di trenta anni e durante quel tempo Fred aveva un ambulatorio medico privato e praticò medicina, fatta attenzione a pazienti in ospedale e casa di cura ed era un attivista medico. Fred godè molti hobby, fra loro cibo di buongustaio, cioccolato nazionale e straniero, fotografia, arti grafiche e dello spettacolo, ed eventi correnti. Lui era politicamente attivo e chiaro. In anni di Iter lui narrò la sua vitadi fronte ad e durante la guerra, ed usò la sua esperienza per istruire altri sugli orrori di guerra ed il terzo Reich, dando volontariamente al nostro locale MUseo l’Olocausto Memoria

My in-laws passeri away in the early 1970’s, and Fred’s older brother, who had emigrateti to Australia is now also deceased.
Fred was a devoted husband, father, and grandfather– and had many )ife-long friends to whom he was endeared and from whom he was shown great affection and loyalty.
I’m sorry he could not receive your letter. I know he would have enjoyed hearing from and corresponding with you. I have enclosed a copy of his obituary that ran in The New York Timesafter his death. Best wishes,

I miei suoceri morirono nei primi 1970, ed il più vecchio fratello di Fred che aveva emigrato in Australia ora è anche deceduto.
Fred era un marito affezionato, padre, e nonno-ed aveva molti amici di lunga vita a cui lui fu molto attaccato e da ccui lui ricevette grande affezione e la lealtà.
Io sono spiacente che lui non abbia potuto ricevere la Sua lettera.. Io so che gli sarebbe piaciuto sentendo da e corrispondere con Lei. Io ho incluso una copia della sua necrologia che è stata pubblicata nel New York Times dopo la sua morte. Tanti auguri,

 

La nave Henrhy Gibbins che portò in salvo gli ebrei in America

 

In America venne istituito un museo dell’olocausto ebreo. Nella foto si vede uno dei due gemelli (Fred), ancora giovane, davanti al manifesto.
Fred davanti ad una parete del museo dell’olocausto con immagini dei campi di concentramento

 

Fred con la moglie

 

Fred con i figli

In una lettera successiva, con la quale mi manda anche le foto visibili qui sopra, la moglie di Fred si dichiara molto dispiaciuta che la mia iniziativa di ricerca degli amici ebrei di un tempo non sia avvenuta un anno prima perchè in tal caso avrei trovato Fred vivo e sicuramente gli avrei dato la gioia di ricordare i tempi passati a Quero. In conclusione posso dire che la vicenda degli ebrei queresi, nonostante i decessi accaduti per vie naturali e non, come ho temuto io per molti anni, in maniera tragica, si è conclusa nei migliore dei modi: Fred era diventato un bravo medico, aveva avuto una splendida famiglia e negli ultimi anni di vita si era dedicato ad opere di beneficienza tra cui curare la memoria dei tragici fatti accaduti durante la guerra.

 

Aggiornamento settembre 2016

Gli avvenimenti relativi agli ebrei internati a Quero durante la guerra sono rimasti sempre scolpiti nella memoria dei queresi per averli tutti convissuti. Poco tempo fa  il dott. Doriano Dalla Piazza con la coordinazione di Germano Susanetto ha raccolto in un video denominato “Il campo di internamento di Quero” molte testimonianze che, oltre al loro valore storico, hanno riscosso molto interesse nelle nmerose proiezioni publiche ed alla televisione.

Una piccola parte di detto documentario è visibile cliccando qui

 

Il palcoscenico del Centro Culturale di Quero il27-09-2008 di presntazione del film sugli ebrei

 

IlCentro Culturale di Quero – Marcello Meneghin alla fine della proiezione

 

SEGUE AL PROSSIMO ARTICOLO

Il paesino di Quero ha costituito per un lungo periodo il campo di internamento di alcune famiglie di ebrei che sono entrati, per evidenti motivi di necessità materiali, in contatto con i cittadini comuni. Anche l’autore di Questa nota fa fatto parte di un avvenimento di cui viene presentati in calce dell’articolo, un piccolo ed interessante filmato