INQUINAMENTO ATMOSFERICO : SI VUOLE VERAMENTE PORVI RIMEDIO?

L’inquinamento atmosferico delle nostre città è giunto ad un livello così elevato da mettere in pericolo addirittura la nostra sopravvivenza. Si parla e si scrive dappertutto della necessità di provvedimenti validi essendo quelli in atto, come le targhe alterne e i divieti di circolazione delle auto, solo dei palliativi poco efficaci e fonte di notevoli disagi.
A mio avviso il cambiamento forte che si deve adottare consiste nella sostituzione del petrolio con l’energia elettrica in moltissime delle nostre normali attività che però potrebbe trovare attuazione solo se si disponesse di energia elettrica a basso prezzo ed in misura enormemente superiore di quella attuale.
Sono molte le attività oggi basate esclusivamente sul petrolio che potrebbero essere trasferite pari pari all’elettricità con tutti i vantaggi che ne deriverebbero: semplicità costruttiva e di manutenzione, maggior durata e miglior rendimento dei motori e delle apparecchiature in genere e, sopratutto, nessun inquinamento dell’aria o delle acque né acustico né chimico. Si pensi ai vantaggi che si otterrebbero, ad esempio, sostituendo tutti gli impianti di riscaldamento domestico delle nostre città oggi a gas o a gasolio con impianti elettrici: minori costi di costruzione e di manutenzione, niente polveri sottili e niente gas nocivi nell’atmosfera. I motori dei veicoli potrebbero essere anch’essi elettrici oppure ad idrogeno, sostanza questa che non esiste in natura ma che deve essere prodotta mediante l’energia elettrica. Bisogna non dimenticare che i motori a scoppio, che funzionano con carburanti petroliferi, hanno rendimenti bassissimi: Il 40% dell’energia di base viene dissipata in calore e nei gas incombusti che escono dai tubi di scarico.
L’abbondanza di energia elettrica a basso prezzo potrebbe veramente far capire ai produttori di petrolio e di gas che le cose stanno cambiando. Oltre a tutto ci si preparerebbe all’evento tragico della fine, non imminente ma certa, delle scorte petrolifere.
Il problema è come fare per avere tanta energia elettrica a bassi costi. Oggi come oggi tale risultato può essere raggiunto solo con l’energia nucleare, e, finché non ci saranno nuove spettacolari scoperte, si potrà far affidamento soltanto su tale fonte, concentrando tutti gli sforzi per renderla più sicura sotto tutti gli aspetti ivi compreso quello, tutt’altro che secondario, dello smaltimento delle scorie radioattive.
Un dato è certo: per un risultato vero sono necessarie poche o pochissime centrali di grandissima potenza che, automatizzate al massimo, funzionino a tavoletta 24 ore su 24 per produrre da sole e con bassi costi specifici, i quantitativi di energia elettrica oggi necessaria e quelli ancora maggiori che occorreranno in futuro.
Invece si vuol fare esattamente il contrario promovendo le cosiddette fonti alternative e cioè una miriade di piccoli e piccolissimi impianti solari od eolici disseminati ovunque, ivi comprese le zone impervie come le cime delle montagne, ritenendo con questo di dare un notevole contributo alla risoluzione del problema energetico italiano.
Nulla di più falso. Innanzitutto è dimostrato che, tenuto conto delle spese di impianto, di manutenzione e le spese riflesse, l’energia eolica viene a costare molto di più di quella nucleare. E’ falso ritenere che la torre eolica sia priva di spese di esercizio. Si tratta di sfruttare l’energia propria di un elemento (il vento) che non è affatto costante. L’elica deve invece girare ad una velocità fissa e quindi possiede complicati meccanismi di regolazione delle pale e di messa fuori servizio quando il vento è troppo forte, che richiedono manutenzione. Il vento, fenomeno soggetto a tutte le bizzarrie che conosciamo, può soffiare quando c’è sovrabbondanza di energia elettrica e invece mancare totalmente, per esempio nelle estati torride, proprio quando la richiesta dell’utenza è massima perché necessaria per far fronte all’intero condizionamento degli edifici. La precarietà della produzione eolica ed anche di quella solare obbliga la comunità a dotarsi comunque delle fonti energetiche in grado di coprire l’intero fabbisogno nazionale come se tali fonti fossero inesistenti. Ciò significa, ancora, che esse non potranno mai costituire una base affidabile di produzione ma soltanto una fonte precaria che, quando c’è vento e sole, sostituisce le altre centrali le quali, a loro volta e in tale frangente, devono essere fermate restando però pronte a rientrare in funzione se cessa il vento o se manca il sole. Ora fermare e rimettere in esercizio centrali grossissime come sono quelle di base alla fine si traduce in un notevole onere economico. Ma, si obbietta, così non è nel caso di impianti idroelettrici che possono essere fermati e possono accumulare nei bacini l’acqua che non viene più consumata. Anche questo era vero una volta nei primi anni di esercizio degli impianti idroelettrici ma non lo è più ai nostri giorni e lo sarà ancor meno in futuro perché i bacini si stanno riempiendo di ghiaie e fanghi riducendo enormemente la loro capacità di invaso. In altri termini la gran parte degli impianti idroelettrici stanno diventando ad acqua fluente per cui se vengono fermati non si ottiene alcun vantaggio. Ne è un significativo esempio nel Bellunese il lago di Santa Croce ridotto ad una pozzanghera piena di fango che è difficile e costosissimo smaltire.
Ma il difetto principale delle fonti alternative descritte è la loro modesta produttività a fronte di un quantitativo enorme di energia che è necessario per raggiungere gli scopi qui indicati.
L’obbiezione principale che viene fatta alle centrali nucleari riguarda la salvaguardia della vita del pianeta. In questo senso occorre far presente come le centrali nucleari non emettano anidride carbonica o altre sostanze che ammorbano l’atmosfera come fanno le centrali termoelettriche e gli impianti di riscaldamento o i motori a scoppio dei nostri veicoli.
Quanto quì proposto si tradurrebbe, ovviamente, in un notevole ulteriore aumento di fabbisogno di energia elettrica non ottenibile se non con le citate mega centrali.
Sussistono altre osservazioni, prima tra tutte quella della pericolosità delle centrali nucleari, buon testimone il disastro di Cernobyl. Per scongiurare tale pericolo in Italia si sono messe fuori servizio importanti centrali nucleari già funzionanti e sospesa la costruzione di altre in avanzato stato di edificazione con danni economici gravissimi per la perdita diretta di beni importanti e danni indiretti per quelle industrie italiane che erano pronte per costruirne le apparecchiature, nel mentre viene a mancare la ricerca, elemento imrtantissimo per poter avere centrali più performanti di quelle attuali. Quindi niente più centrali nucleari in Italia però andiamo ad acquistare a caro prezzo ingenti quantitativi di energia elettrica dai paesi vicini come se, in caso di incidente agli impianti posti appena fuori dei loro confini, gli italiani fossero al sicuro. In conclusione con i nostri acquisti noi stimoliamo i paesi confinanti, allettati dai lauti guadagni, a costruire nuove centrali, naturalmente nucleari, e delle quali non sappiamo nulla per quel che riguarda la pericolosità e la nostra sicurezza.

Le centrali nucleari attive all’estero in prossimità dei confini con l’Italia e quelle italiene fuori servizio: siamo veramente al sicuro?

Anche lo smaltimento delle scorie radioattive, che rappresenta un serio problema, viene aggravato dagli acquisti che l’Italia fa all’estero perché in quei paesi vengono prodotte scorie in più proprio per poter vendere all’Italia, a caro prezzo, tutta la corrente che le serve. Ma, si obbietta, questo è un problema che non riguarda l’Italia perché in Italia scorie nucleari non se ne producono più. Occorre allora rilevare come le scorie rappresentino un pericolo mondiale cui occorre trovare soluzione indipendentemente dalla nazione in cui esse si trovano. Ma dirò di più. Mi risulta che la Francia, per vendere energia all’Italia, abbia preteso da questa l’impegno di provvedere, in caso di emergenza, a smaltire in proprio le scorie radioattive prodotte per l’energia vendutale. In conclusione l’Italia deve oggi essere considerata produttrice di scorie radioattive e quindi colpevole di spargere in questa terra quella peste bubbonica che esse rappresentano né più ne meno degli altri stati perché è consumatrice di energia elettrica prodotta da centrali nucleari: moralmente o contrattualmente essa è tenuta a smaltirle! E’ questo un aspetto da non trascurare. Nella malaugurata ipotesi di disastro ambientale causato dalle scorie potremmo, nolenti o volenti, essere chiamati a risponderne in solido con gli altri paesi nonostante la nostra professione di paese non nucleare.
Vien da pensare che coloro che vietano di costruire centrali nucleari in Italia siano in mala fede altrimenti si batterebbero con la stessa foga per vietare anche quelle fuori confine invece di favorirne la costruzione acquistando da loro quantitativi enormi di energia elettrica di produzione nucleare oppure proponendo di sostituire queste mega produzioni concentrate in poche potentissime centrali da tenere sotto attento controllo con migliaia e migliaia di pannellli solari o di elichette che girano quando, se c’è il vento e semprecchè non sia troppo forte perchè, in questo caso, tali eliche devono essere fermate.
Non ho parlato di un problema tutt’atro che secondario come l’impatto ambientale ed acustico lasciando la parola ai numerosi autori che hanno già trattato diffusamente tale argomento nella stampa Nazionale.
Un’altra critica che viene senz’altro mossa riguarda il fatto che esistono degli stati nei quali la produzione di energia eolica è abbastanza diffusa, il che starebbe a dimostrare che si tratta di un esperimento valido. Ribatto che si tratta di paesi diversi dall’Italia per densità abitative, per clima, per disponibilità di aree adatte e per attività turistica. Ma soprattutto mi sento di affermare che quelli eolici sono impianti sorti in anni recenti e che per una statistica seria su costi e benefici occorre sia trascorso un periodo abbastanza lungo. A mio avviso la sentenza la si potrà avere solo tra un decennio. Per il momento una cosa è certa: nell’energia che acquistiamo all’estero non c’è un solo Kwh che sia prodotto dal vento o dal sole, segno evidente che non è questa la maniera più economica per produrre energia elettrica o quanto meno per produrla quando e nella quantità che occorre.
L’interesse che ai nostri giorni l’Italia rivolge alle produzioni eoliche o a quelle solari è dovuto soltanto all’elevato costo di produzione o di acquisto dell’energia elettrica: basterebbe riuscire ad abbassarli notevolmente per assistere al totale abbandono di tali modalità.
Un’ultima considerazione. Si legge da molte parti che le nazioni che oggi sono dotate di centrali nucleari stanno per metterle tutte fuori servizio o che lo faranno in un futuro più o meno lontano. Io azzardo una mia previsione: in futuro saranno costruite ancora di più mega-centrali nucleari mentre quelli che saranno messi fuori servizio saranno i micro impianti e quelli eolici in particolare per i seguenti motivi principali.
Prima di tutto è dimostrato che il fabbisogno di energia elettrica è destinato a crescere in maniera vertiginosa il che spinge ad una continua ricerca dei mezzi di produzione alternativi al petrolio e a costi minori.
In secondo luogo, col passare degli anni e grazie alle ricerche in corso, verranno costruite centrali atomiche o di altro analogo tipo sempre più sicure, economiche e con produzione di scorie sempre meno pericolose e di più facile smaltimento che ne favoriranno l’impiego generalizzato. I notevoli vantaggi economici saranno purtroppo appannaggio delle nazioni che, al contrario dell’Italia che vi ha rinunciato, proseguiranno nella strada del nucleare acquisendone esperienza e l’esclusiva delle nuove tecnologie.
Tali considerazioni non sono valide per gli impianti eolici e solari che finiranno invece per rivelarsi per quello che sono nella realtà e cioè fonte di una frazione infinitesimale del fabbisogno totale a sua volta frazionata in mille e più parti ognuna delle quali con il proprio problema di meccanismo rotante e che deve di minuto in minuto regolarizzare uno dei fenomeni più aleatori dell’atmosfera com’è lo spirar dei venti oppure, nel caso di quelli solari, soggetti comunque alla aleatorietà atmosferica.
Infine saranno i proibitivi livelli di inquinamento ambientale che stanno rendendo irrespirabile l’aria delle nostre città a costringerci ad adottare quei metodi di produzione dell’energia nei notevoli quantitativi che ci necessitano e che, come il nucleare, non emettono polveri o altri inquinanti nell’aria. Tutti gli altri provvedimenti a lungo andare risulteranno totalmente errati

aggiornato gennaio 2006