LA FOGNATURA SEPARATIVA A MESTRE : UN IMPERATIVO ASSOLUTO!

 

Nella nota “LA FOGNATURA DI MESTRE È DESTINATA AD ESSERE PER SEMPRE UN BIDONE?“, presente in questo sito, sono descritte in dettaglio le motivazioni per le quali è urgente e necessario il riesame completo del sistema fognante mestrino con particolare riguardo alla adozione del modo separativo in luogo dell’attuale modo misto che, a giudizio di chi scrive, man mano che passano gli anni denuncia sempre più evidenti carenze gravi. Sono soprattutto gli avvenimenti reali a fornire continuamente determinanti elementi di giudizio nella stessa direzione. L’ultimo in ordine di tempo è insito nella legge regione Veneto n. 12/2009 e fornisce, senza che ce ne fosse bisogno, un’ulteriore prova inconfutabile. Vengono riportati, allo scopo, due stralci dei punti rispettivamente n. 1 e n. 7 dell’art. 37 di tale legge che così recitano:

– Gli scarichi nella rete irrigua o di bonifica, ivi compresi gli eventuali sfioratori fognari di piena e quelli relativi alle acque termali, comportano in capo al soggetto che li effettua, anche se non associato al consorzio, l’obbligo di contribuire alle spese consortili in proporzione al beneficio conseguito, tenuto conto delle caratteristiche dello scarico stesso, dei quantitativi sversanti nonché delle caratteristiche del corpo ricettore.

– Lo scarico di acque reflue nella rete irrigua e di bonifica, compresi gli sfioratori fognari di piena, è subordinato alla concessione del consorzio di bonifica, competente per territorio, ai sensi degli articoli 134, comma primo, lettera g), 135 e 136, comma primo, lettera c), del regio decreto n. 368 del 1904.

A seguito delle citate disposizioni di legge l’Ente gestore della fognatura mestrina dovrà munirsi di regolare concessione a sversare dagli scaricatori di piena le acque di supero nei canali consorziali rilasciata dai Consorzi di Bonifica e quindi ad espletare tutte le conseguenti pratiche. In caso di scaricatori già muniti di concessione sarà necessario prevederne la revisione onde renderla congruente con le nuove regole di accettazione delle acque che alla fine vengono immesse in laguna. Ad avviso di chi scrive in questo frangente si renderà necessaria una profonda revisione critica delle modalità di funzionamento degli scaricatori di piena che costituiscono una struttura fondamentale per lo sgrondo delle acque di pioggia.
E’ ben noto che le fognature di tipo misto, come sono quelle in argomento, in occasione di eventi piovosi intensi sono interessate da immissione di portate così rilevanti da richiedere opere di collettamento notevolissime. Non essendo nemmeno proponibile una fognatura che sia in grado di contenere tutta la portata in arrivo, è norma usuale inserire nella rete numerosi scaricatori di piena che, entrando in funzione soltanto al verificarsi di piogge intense, deviano nei canali recettori le portate d’acqua sufficientemente diluita per poter essere accettata dai recettori stessi. Da rilevare come, anche in tali casi, si tratti di acque che alla fine pervengono in laguna!.

Tra i tipi di scaricatori più in uso figurano quelli a soglia sfiorante e quelli a idrovora di sollevamento. In ambedue i casi la perfetta funzionalità è condizionata dai seguenti elementi:

1. la soglia di intervento che deve far intervenire lo scaricatore solo dopo che è stata superata la prefissata quota di diluizione;
2. le modalità di scarico che devono far si che la portata che rimane in condotta non aumenti eccessivamente all’aumentare del livello di sfioro:
3. la regolazione della soglia di sfioro da effettuarsi man mano che cambiano le condizioni locali a seguito di modifiche della rete di monte, a seguito di aumenti delle aree servite ecc. ecc. in modo da garantire nel tempo la ammessa percentuale di diluizione delle acque nere rispetto alle bianche;
4. la qualità dell’acqua sfiorata che deve essere congruente con i limiti di accettazione del canale recipiente.

Chi scrive ha fondate ragioni per ritenere che molti degli scaricatori mestrini non solo non rispettino i punti indicati ma che non sia nemmeno possibile farveli rientrare. I difetti riguardano soprattutto gli scaricatori di vecchia costruzione e che sono rimasti per anni nella situazione originaria, riguardano le modalità di intervento delle idrovore tutt’altro che semplici da definire, ed infine le nuove regole sui limiti di accettabilità dei recettori di cui al punto 4 appena elencato.

Si segnala, ad esempio, la necessità di adeguamento della soglia di sfioro dei vecchi scaricatori di cui al punto 3 nutrendo seri dubbi sulla eventualità che essa sia stata puntualmente attuata man mano che Mestre e la sua fognatura crescevano: qualora non vi si fosse provveduto regolarmente si sarebbero avuti per anni ed anni scarichi in laguna asolutamente inammissibili nel mentre si provvederebbe assolutamente ad escluderli da ora in poi.

Da rilevare inoltre, come il punto 7 dell’art. 37 della legge regionale su riportato, contenga un netto riferimento alle “caratteristiche del corpo ricettore”. Ciò sta ad indicare che non tutti i recettori sono considerati equivalenti. In particolare il fatto che sia stato recentemente bandito lo scarico in laguna da parte dei due impianti di depurazione di Campalto e di Fusina che pur vi sversavano acque soggette ad una accurata e moderna depurazione, fa pensare che sia ben difficile venga accolto lo scarico nei canali di bonifica e quindi in laguna di acque di fogna che non sono affatto state sottoposte a trattamento ma soltanto diluite in acque di pioggia come sono quelle in uscita dagli scaricatori. In tal senso poco serve la presenza di vasche di prima pioggia la cui determinante funzione è soltanto quella di eliminare le acque inquinate che sono presenti all’inizio dell’evento piovoso ma che nulla hanno a che fare con le acque reflue degli scarichi urbani le quali, come già detto, non subiscono alcun trattamento ma sono soltanto soggette a diluizione, e contengono sostanze nocive le quali, essendo accumulabili, non possono finire in laguna anche se convenientemente diluite.

E’ ovvio che al momento del rilascio della concessione allo scarico dei manufatti fognari dovranno essere fatti i necessari controlli e in tal momento verrà alla luce la reale situazione e nasceranno sicuramente notevoli ostacoli al funzionamento per lo più indiscriminato ed incontrollato che ha luogo attualmente nella fognatura mestrina. Da rilevare che, ove tutte le regole indicate e le altre che non sono a conoscenza di chi scrive non fossero rispettate in toto, sarebbe negato il rilascio delle concessioni e quindi vietato il loro scarico nei canali di bonifica. In tale infausta ipotesi è veramente impossibile immaginare come possano essere superati gli ostacoli e come una fognatura di tipo misto a Mestre possa continuare a funzionare.

Ma anche ammettendo che, previa costruzione di particolari strutture, fosse possibile migliorare la qualità delle acque in uscita dagli scaricatori di piena della fognatura fino a poterle rendere, sia pure con notevoli difficoltà e dispendio di pubblico denaro, accettabili dai canali di bonifica recettori, sicuramente da questo insieme di avvenimenti deriverebbero grandi difficoltà allo smaltimento delle portate di piena della fognatura mista che andrebbero ad aggiungersi a quelle già presenti e che tanti allagamenti hanno provocato: sono evidenti i maggiori pericoli che correrà l’abitato di Mestre di cui è ben nota la attuale precarietà nei riguardi degli eventi piovosi intensi.

La soluzione definitiva dei molti problemi della fognatura mestrina resta quella citata nelle precedenti note e cioè la redazione urgente di un progetto di fognatura di tipo pseudo-separativo con doppia rete:

– una rete per acque nere sovradimensionata ed atta al futuro collettamento razionale all’impianto di Fusina di tutte le acque reflue luride di Mestre e degli altri centri circostanti;

– una rete, derivata dalla futura trasformazione dell’attuale rete mista in rete per sole acque bianche, che sia atta a scaricare rapidamente con percorsi brevi nei recettori finali le acque di pioggia di tutto il territorio mestrino, escludendo totalmente quelle nere di fogna ed inoltre trattenendo in capaci vasche di prima pioggia le acque inquinate per poi mandarle a depurazione tramite la rete nera stessa.

Una volta presa la decisione della trasformazione radicale del sistema fognante mestrino occorre prevederne la realizzazione in tempi lunghi tollerando nel frattempo l’esistente sistema misto grazie al sovradimensionamento della rete pseudo-nera ma con divieto assoluto di costruire opere fognarie ancora basate sulla mescolanza delle acque nere con le bianche.

Tutte le altre decisioni, che prescindono dalla separazione della nere dalle bianche estesa a tutto il territorio della città sia nel centro storico che nella periferia, costituiscono dei ripieghi che alla fin fine si dimostreranno totalmente fallaci rendendo, man mano che passano gli anni, sempre più difficoltoso il raggiungimento della auspicata rete interamente separativa e, quel che è peggio per i cittadini pluriallagati, senza portare a soluzione i loro problemi.

La nota viene conclusa riportando testualmente la frase di chiusura di altri articoli sulla fognatura mestrina.

Quelle esposte sono soltanto considerazioni di un cittadino qualunque che fa parte di uno dei molti Comitati sorti a Mestre per cercare di tutelarsi dai continui e dannosi allagamenti, considerazioni che l’autore si augura vengano presto contestate e contraddette dagli addetti ai lavori i quali, contrariamente al sottoscritto, sono in possesso di tutti gli elementi conoscitivi per farlo e che quindi potrebbero fornire documentate prove della non veridicità di tutto o parte di quanto qui asserito. Purtroppo, sull’esperienza di quanto accaduto nel recente decennio, devo sostenere che le mie vecchie e pessimistiche previsioni si sono per la maggior parte avverate e sono state, senza che ce ne fosse bisogno, tragicamente confermate dai troppo frequenti e troppo intensi allagamenti delle aree abitate: sarei molto contento che quelle presenti in questa nota non lo fossero affatto e mi dichiaro pronto a rettificarle anche pubblicamente sulla base delle documentazioni che mi verranno fornite.

 

Redatto agosto 2009

Aggiornato marzo 2010