5.6.8) USO DELLA SALA PER SPETTACOLI VARI

Accadeva non di rado che delle piccole compagnie teatrali, o di altri spettacoli, chiedessero la sala per potervi effettuare il proprio lavoro.  Erano allora cavalletti, tavolame ed altri accessori del genere, normalmente usati da una locale impresa per le costruzioni edilizie, che prontamente montate davanti allo schermo costituivano il palcoscenico con tanto di sipario apribile fornendo una prova in più della loro abilità viste le indubbie difficoltà che un’operazione del genere presentava.
Si trattava, alle volte, dei prestigiatori che offrivano all’attento pubblico, le meraviglie delle scienze occulte ed i misteri di certe ipnosi. Per i ragazzi del posto sistematicamente chiamati ad intervenire nello spettacolo si trattava invece di una delusione completa in quanto quei bellimbusti imbroglioni si mettevano prima d’accordo con loro onde indurli, per qualche lira di regalo, a fingere di essere ipnotizzati e a fare le cose più assurde che “il mago” ordinava loro durante “l’ipnosi”. Una delle scene madri che strappavano applausi, ma che in realtà era mistificazione ed imbroglio puri, era l’ordine impartito al soggetto “scelto a caso tra il pubblico” ed invece ripetutamente individuato in Bepi da Pederobba, di presentarsi al secondo spettacolo con la giacca rovesciata. Una volta accadde che Mario, uno degli abituali “ipnotizzati”, non riuscisse a convincere noi, suoi amici, della descritta amara realtà. In effetti noi pensavamo che Mario volesse non tanto far risaltare la mistificazione del fatto quanto piuttosto mascherare la sua debolezza di essere succube del volere dell’artista. Fu allora stipulato l’accordo che a metà scena, egli avesse a dire una frase in dialetto esattamente concordata e che avrebbe costituito la prova di quanto sopra. Così accadde ma il prestigiatore ebbe la prontezza di dire che tutto ciò, parole in diletto comprese, era quanto, con la trasmissione del pensiero, egli gli aveva ordinato di dire.

 

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