LA CRISI 2011 NEL SERVIZIO IDRICO DELL’ISOLA D’ELBA

PROGRAMMA LAVORI ASA – UNA POSSIBILE VARIANTE



La stampa ha riportato ampi resoconti sulla mole di lavori che ASA ha in programma per fronteggiare la carenza idrica dell’Isola dimostratasi particolarmente critica inell’estate 2011 di predominante tempo secco.
Questo uno dei resoconti:


PORTOFERRAIO. Oltre un milione e 400mila euro per intervenire su riparazioni e sostituzioni di tratti di tubature. Altri tre milioni e 600mila per invasi, nuovi pozzi, interventi sulle così dette prese di superficie. Questo il volume degli investimenti che Asa, la società che si occupa del servizio idrico integrato all’Elba, ha intenzione di attivare nell’arco del 2011 per dissetare l’isola.
Risorse che si aggiungono a quelle previste in Val di Cornia e finalizzate a migliorare, entro il 2012, la qualità dell’acqua proveniente dal continente e ancora oggi problematica a causa di una presenza di boro e arsenico sopra i limiti di legge, fino ad oggi autorizzata con la concessione di deroghe che, tuttavia, non porranno più essere rilasciate come disposto dall’Unione Europea.


Trovo interessante presentare un’ampia discussione motivata solo dalla passione che chi scrive nutre per l’argomento acquedotto e per quello dell’Isola d’Elba in particolare, ed ovviamente condizionata dalle mie opinioni personali sempre suscettibili di critica e di correzione.
Suddividerei le opere che ASA ha in mente di realizzare , e di cui fanno parte anche quelle del programma sopra riportato, in sei categorie: il miglioramento delle fonti della Val di Cornia, la ricerca di nuove fonti locali, la riduzione di materie inquinanti (boro, arsenico) presenti nell’acqua distribuita, la nuova condotta di collegamento con la terraferma, la riduzione delle perdite,  la costruzione nell’Isola di un invaso atto a coprire le punte di consumo estivo ed in futuro destinato ad assicurare l’autonomia ed autosufficienza idrica dell’Elba ed infine l’installazione di impianti di desalinizzazione dell’acqua marina-
Preciso subito che non si può che essere d’accordo sulla quasi totalità dell’elenco con una unica eccezione di cui si parlerà alla fine della nota per proporne una variante.
Quello che mi preme è approfondire alcuni punti che conosco bene sorvolando sugli altri che tratterei brevemente come segue.


Totale assenso per molti dei provvedimenti decisi come ad esempio il miglioramento qualitativo e quantitativo della produzione della Val di Cornia facendo però notare come sia un grave errore, di cui è perfettamente cosciente anche l’Ente gestore e cioè l’ASA, la dipendenza idrica, la subordinazione dell’Isola alla Val di Cornia oggi in atto. La disponibilità effettiva di quest’ultima non può e non dovrebbe, a causa della grande portata necessaria, degli onerosi costi di trasporto e del pericolo di rotture, far fronte stabilmente alla maggior parte del fabbisogno dell’Isola, così come avviene al giorno d’oggi. Il collegamento idrico con il continente dovrebbe invece costituire solo una importante alimentazione di riserva. In questo senso anche la nuova condotta che si prevede di realizzare approfittando dei lavori del tutto analoghi che sono in programma per il gas, deve essere vista come una importante possibilità di interscambio nelle due direzioni, una volta che l’Isola avrà raggiunto l’autosufficienza tenendo presente che l’Elba per la maggior parte delle stagioni. esclusa solo quella estiva, potrebbe disporre di grandi portate idriche eccedenti il proprio fabbisogno reale. Sono pienamente condivisibili con l’ASA gli interventi già nei suoi programmi a lunga scadenza sia la necessità di rendere autonoma ed idraulicamente autosufficiente l’Isola e, in maniera del tutto analoga, il già previsto miglioramento della captazione di acqua potabile dalla falda e dalle sorgenti da effettuarsi all’interno dell”Isola. Si tratta di opere estremamente importanti in quanto renderanno disponibili nuovi volumi idrici di ottima acqua potabile ed a costi limitati. Un altro intervento che mi trova assolutamente contrario è l’uso di apparecchiature estremamente costose e quindi adatte solo per territori privi d’acqua come sono quelli desertici, è  l’impiego all’Elba di desalinizzatori.

Un punto sul quale vorrei soffermarmi compiutamente è quello delle grandi perdite occulte che accusano l’adduzione e la distribuzione idrica elbana premettendo fin da ora che, anche in questo settore, le conclusioni alle quali potrò pervenire coincidono perfettamente con l’operato ASA. E’ interessante far rilevare le caratteristiche delle perdite attuali ed in particolare di due loro elementi essenziali.
Il primo consiste nella reale appartenenza delle maggiori perdite e cioè di quelle che determinano in maniera predominante l’elevatissimo tasso medio annuo di perdita (che sembra ammontare al 70% del totale prodotto) ai periodi di scarso consumo dell’utenza e cioè alla gran parte delle giornate annue. In altre parole se si potesse conoscere il volume disperso nel periodo estivo di grandi consumi ci si accorgerebbe che esso rappresenta una piccolissima frazione di quell’enormità di acqua dispersa annualmente nel terreno.
Un secondo importante dettaglio è quello della pressione di esercizio di molte condotte, pressione che all’Elba raggiunge, soprattutto nei citati e lunghi periodi di basso consumo dell’utenza, valori cosi elevati da rendere praticamente impossibile il contenimento delle perdite entro valori accettabili. Arrivo a sostenere che, anche se si potessero ricostruire tutte le condotte colabrodo, l’Elba accuserebbe comunque perdite esagerate. Il motivo è molteplice. Tante perdite hanno luogo negli allacciamenti privati che sono difficilmente ricostruibili a causa della loro ubicazione all’interno delle abitazioni o dei terreni privati e poi perché i relativi oneri gravano sui privati che sono restii a sostenerli. In secondo luogo bisogna tenere ben presenti le normali modalità della eventuale ricostruzione delle condotte stradali che, stante l’impossibilità di interessare con unico intervento tutta l’intera rete ammalorata, hanno luogo per gradi iniziando dal punto di partenza della rete per estendersi mano a mano verso valle fino a coprire attraverso gli anni l’intero territorio. Ebbene questa progressione di miglioramento della rete provoca via via una pressione più elevata nell’area ancora ammalorata posta più a valle e che in questo modo viene assoggettata ad una notevole intensificazione delle relative perdite. In altri termini quando si sostituisce un tronco di condotta se ne eliminano effettivamente le perdite ma si intensificano quelle della rete alimentata dalla condotta appena rifatta. Il beneficio vero lo si raggiunge solo a rete completamente ricostruita ivi compresi gli allacciamenti privati. Inutile dire che  si concretizza soltanto dopo un lungo periodo di tempo e che nel frattempo la troppo elevata pressione avrebbe già provocato numerose rotture nella parte di rete appena ricostruita. In conclusione risultati sicuramente positivi ma assolutamente non corrispondenti alle aspettative.
Il ragionamento appena fatto ha portato al diffondersi ovunque di una importante conclusione: è urgente e necessario attuare una buona regolazione della pressione di esercizio degli acquedotti se si vuole ottenere una immediata e sostanziale riduzione delle perdite anche in una rete colabrodo come quella elbana. A questo punto occorre però esaminare bene le caratteristiche del territorio dell’Isola e rendersi conto delle enormi difficoltà che presenterebbe un intervento di questo genere e degli elevati costi che ne deriverebbero. Si rendono pertanto necessarie valutazioni tecnico-economiche molto complesse che vanno al di là delle considerazioni fatte in questa sede. Io personalmente concluderei l’argomento perdite in questo modo. L’Elba perde durante un intero anno una percentuale elevatissima di acqua ma in valore assoluto si tratta di un volume tutto sommato modesto. Per studiare e soprattutto per realizzare uno dei rimedi basilari, e cioè la regolazione della pressione, occorrerebbe un impegno economico notevole e probabilmente sproporzionato anche nei riguardi del risultato finale. Non posso quindi che concordare con la soluzione decisa da ASA e che si basa sulla ricostruzione delle condotte limitatamente a quelle più obsolete e malmesse, sulla riparazione sollecita delle rotture maggiori man mano che si formano e soprattutto nel migliorare l’approvvigionamento d’acqua in modo da poter disporre di portate atte coprire anche le rilevanti perdite che è necessario tollerare. ASA ha anche provveduto a qualche miglioramento della pressione di esercizio delle reti. In questo senso sussistono sicuramente ulteriori possibilità pur senza raggiungere un livello elevato di regolazione e senza adottare un provvedimento oggi molto auspicato chiamato distrettualizzazione anch’esso difficilmente attuabile all’Elba. Si vedrà più avanti come un buon risultato sia comunque possibile.
Si capisce dalle considerazioni su riportate come la cosa fondamentale per l’Elba sia sempre la stessa e cioè il riuscire a reperirvi la maggior portata d’acqua possibile. Bisogna tenere in debito conto la caratteristica fondamentale dei consumi idrici elbani che provocano sistematicamente crisi limitate ad un periodo massimo pari a solo una quarantina di giornate estive mentre per il restante lungo periodo la attuale disponibilità d’acqua potabile supera il fabbisogno ed ancor più lo supererà quando saranno portati a termine i lavori previsti nel programma ASA di breve termine sopra indicato che riguardano sia le fonti locali, sia il rifacimento di condotte colabrodo e sia infine il miglioramento della distribuzione idrica e della pressione di esercizio.
E’ questo un argomento importantissimo da tenere sempre in mente e che pertanto ritengo opportuno ribadire: per 320 giorni all’anno l’Elba dispone di molta acqua potabile! La conclusione cui si perviene è ovvia. L’acqua che prima di tutte le altre acque deve essere conservata per far fronte ai 40 giorni di crisi, deve per forza essere questa e non quella di qualsiasi altro tipo. Sarebbe di una assurdità intollerabile se per 320 giorni l’anno si lasciasse perdere acqua potabile come quella indicata e ci si preoccupasse invece di raccogliere quella piovana. Ne discende immediatamente che gli invasi da costruire sono senza alcuna possibile alternativa, serbatoi d’acqua potabile! Quanto esposto costituisce la prova inconfutabile che prevedere come ha fatto ASA di realizzare il necessario invaso tramite una ventina di laghetti posti in superficie ed alimentati prevalentemente dalle acque di pioggia costituisce un errore pur non essendo il solo in quanto il progetto dei laghetti agisce negativamente in molteplici direzioni che vanno dal degrado di tutta l’acqua potabile che si prevede dovervi accumulare per arrivare ad una vera e propria prolificazione di impianti di potabilizzazione nel mentre è da ritenersi che il territorio elbano, di estensione relativamente modesta, possa giustificare come massimo un solo impianto di potabilizzazione. Vista la natura delle acque piovane che è facile captare dai fossi e dalle vallette subito dopo la pioggia, si pensa debbano al massimo prevedersi impianti di filtrazione e disinfezione che sono una cosa ben diversa dal tipo di impianti necessari per rendere potabili le acque rimaste a marcire per mesi e mesi nei laghetti.
Anche volendo esaminare la questione dal punto di vista della tecnica acquedottistica classica, l’operazione descritta di immagazzinare l’acqua potabile nei momenti di esubero per poterla utilizzare un quelli di scarsità ha un termine tecnico ben preciso. Viene infatti definita “compensazione delle portate” e come tale deve necessariamente essere eseguita mediante serbatoi di adeguata capacità ma sempre di tipo atto a contenere acqua potabile e non mai acqua grezza!
Per giustificare in toto questa necessità primaria di possedere grandi capacità di accumulo di acqua esclusivamente di tipo potabile si accenna alla ulteriore futura necessità di dover integrare la disponibilità idrica dell’Isola con l’acqua di mare sottoposta al complessi trattamenti di desalinizzazione, ebbene anche in questa eventualità poco probabile ma comunque da non escludere a priori, è la presenza di grandi invasi per acqua potabile che consentirebbe di evitare l’installazione di desalinizzatori di grande producibilità aventi un funzionamento limitato ai quaranta giorni estivi di crisi ed optare invece per la costituzione di impianti piccoli ma funzionanti tutto l’anno visto che la loro produzione di acqua pulita può essere accumulata nel grande serbatoio durante i 365 giorni dell’annata.
Ed ora, senza entrare in merito alle caratteristiche generali del serbatoio-galleria che sono visibili in internet ( Un maxi serbatoio per spegnere la grande sete dell’isola d’Elba ) si descrive un possibile esercizio di un primo breve tronco di un serbatoio scavato nella roccia del M. Capanne, a sezione circolare, rivestito internamente in calcestruzzo e verniciato con strati epossidici e quindi perfettamente impermeabile.


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Nella figura, in basso si nota la vasca destinata a prelevare dalla rete acquedottistica il surplus di portata rispetto al fabbisogno e dotata di impianto di pompaggio per immettere l’acqua nel soprastante serbatoio-galleria tramite apposita condotta di adduzione.


Nella sua prima fase risulta sufficiente una capacità complessiva di soli 100000 mc di acqua potabile la quale, secondo quanto prima indicato, sarebbe direttamente ed esclusivamente prelevabile dalla rete acquedottistica. In tal modo e senza bisogno di filtri, di depuratori ecc. ecc. ma eventualmente con un solo apparecchio di disinfezione atto a garantire nel tempo la salubrità dell’acqua, si potrebbe coprire ampiamente i maggiori consumi dei famosi 40 giorni estivi e quindi ovviare alle attuali gravi crisi. Interessante notare le modalità di esercizio. In dettaglio durante tutto l’anno la valvola automatica di collegamento della rete acquedottistica con la vasca di prelievo e quindi con il serbatoio-galleria si aprirà solo quando la pressione di rete supera un determinato valore ottenendo il duplice vantaggio di accumulare tutto e solo il surplus di portata ed inoltre di contribuire efficacemente ad abbassare la pressione di rete tutte le volte che questa tende ad assumere valori troppo elevati. Ciò significherebbe aver realizzato in buona parte quella regolazione automatica della pressione di rete di cui si è parlato all’inizio della presente nota e che determina una diminuzione razionale delle perdite occulte di rete. In conclusione un duplice vantaggio: regolarizzare sia la portata che la pressione di esercizio dell’intero acquedotto elbano con immediata riduzione delle perdite occulte di rete ed al tempo stesso raccogliere ed accumulare tutta l’acqua, assolutamente potabile, necessaria e sufficiente per aver ragione dei disservizi che oggi affliggono il servizio idrico d’Elba
Dopo qualche anno, quando le disponibilità economiche lo renderanno possibile, si potrà procedere sulla via del completamento graduale dell’opera come da progetto generale costruendo un secondo tronco di galleria-serbatoio posto in continuazione con il primo e quindi pronto immediatamente a lavorare in parallelo con esso. Il maggior quantitativo d’acqua da immettervi richiederà che si ricorra allora anche alle acque piovane. Si potrà ad esempio scegliere uno dei fossi che per lunghi periodi dell’anno sono percorsi da grandi volumi di ottima acqua piovana la quale, per assumere le caratteristiche di potabilità necessarie per poterla immettere in serbatoio, dovrà essere assoggettata soltanto a trattamento di filtrazione e di disinfezione.
Si ritiene che le indicazioni riportate diano una chiara idea della funzionalità e dell’economia di esercizio delle opere descritte basate sulla costruzione dei primi due tronchi di serbatoio-galleria ricavato nella roccia del M. Capanne.

Totalmente diverso sarebbe l’esercizio di un sistema acquedottistico elbano che si suppone già dotato dei primi due laghetti superficiali compresi nel programma ASA di imminente attuazione. Con tale conformazione impiantistica si constaterebbe che nelle stagioni autunno invernali i due laghetti sarebbero sistematicamente riempiti da acqua di pioggia rendendo inutile l’utilizzazione dell’acqua potabile resa disponibile dagli acquedotti. Venendo a mancare la maggior richiesta d’acqua dalla rete, vi si manterrebbe quella esuberante pressione da cui derivano, almeno in parte, le fortissime e ben note perdite occulte ed un maggior numero di rotture delle tubazioni di cui si è ampiamente parlato in questa nota.

Le ragioni ampiamente esposte conducono ad una proposta in base alla quale, nel mentre si conferma la validità della stragarnde parte delle opere progettate dall’ASA per la sistemazione iniziale e definitiva del sistema di approvvigionamento idrico elbano ivi compresa la necessità di costituire in Isola una grande invaso, si propone una variante che riguarda solo le modalità di realizzazione del citato invaso da ricavare in Isola e che dovrebbe passare da accumulo di acqua grezza ad accumulo di acqua potabile.
Per concludere di ribadisce come una soluzione da giudicarsi ottimale sia per la risoluzione dei problemi idrici attuali e sia per rendere in un futuro più o meno lontano totalmente autonoma ed idricamente autosufficiente l’Isola d’Elba sia rappresentata dalla costruzione, necessariamente da svolgere per gradi attraverso gli anni, di un serbatoio-galleria scavato in roccia ed in grado di raccogliere e conservare al buio ed al riparo dai raggi solari e da ogni altro tipo di inconveniente o attentato, acqua potabile in quantitativi via via sufficienti attraverso gli anni per risolvere compiutamente il problema idropotabile dell’Isola