5.6.9) IL DECLINO

Col passare degli anni l’entusiasmo per i film andò via via scemando. Il titolare cominciò a trascurare la scelta delle pellicole. Sorsero altri cinema nei paesi vicini con conseguente dispersione della clientela. Il Cinema Prealpi passò ad altri gestori ed ebbe ancora qualche sprazzo di successo con delle serie di film come ad esempio quelli strappalacrime della coppia Amedeo Nazzari -Yvonne Sanson e qualche altra simile.
Un fatto che venne alla luce in quel periodo destando una grande meraviglia in quei romantici che, come il sottoscritto, pensavano che per un’oculata cernita dei film da proiettare occorressero delle particolari doti di intuito e di conoscenza dell’arte cinematografica. Nulla di tutto questo. Per i film di terza o quarta visione com’erano quelli in programma a Quero, esisteva un preciso listino che ne fissava il prezzo di noleggio sulla base del successo di pubblico confermato dai primi anni di loro proiezione.
Flms di nessun pregio da dare nei giorni di affluenza minima costavano tremila lire. Con 5000 lire si poteva noleggiarne uno appena appena passabile. Con 10.000 lire il film era di buon successo. I film veramente belli valevano 15.000, mentre quelli destinati a riscuotere un successo veramente eccezionale erano quelli del costo di 20.000 lire. Detto questo è facilmente comprensibile come la programmazione mensile dei film non venisse fatta in base alla validità della pellicola ma in base al suo prezzo. Definita per ciascuna data quale cifra si voleva spendere, era la società di noleggio che provvedeva, senza tema di errori, alla scelta definitiva. La prova di tutto questo risiede nel fatto che per alcuni anni la programmazione venne fatta da mio padre, ex falegname, che in vita sua non ha mai assistito alla intera proiezione di un solo film.
Da rilevare una usanza molto diffusa nel periodo e nell’ambiente di cui sto discorrendo e cioè quella di contrattare sempre e comunque il prezzo di un qualsiasi esborso in denaro. In base a questa pratica, che in pochi anni è definitivamente scomparsa, allora non si poteva dar luogo ad un qualsiasi accordo economico, grande e piccolo che fosse o ad un acquisto, senza che non fosse adottata la tecnica in base alla quale il primo dei due contraenti doveva maggiorare il prezzo richiesto per poter poi concedere uno sconto nel mentre il secondo doveva sentirsi contento di aver ottenuto una facilitazione economica grazie alla propria abilità nel contrattare. Si trattava di una vera e propria messa un scena del tutto inutile in quanto, alla fine, tutto rientrava nella norma. Restavano danneggiati soltanto coloro, come il sottoscritto che, disprezzando tale modo di fare, erano usi, sia pur negli affari di scarsa rilevanza economica come quelli che potevano riguardarmi, dare l’intero importo richiesto senza discuterne minimamente l’ammontare reale. Mio padre invece, abituato com’era nel commercio di legname da lui esercitato per anni ed anni, usava una tecnica raffinata fatta di finte rinunce e di rinnovi nella richiesta di noleggio di intere serie di film dell’una o dell’altra casa per riuscire a strappare dei prezzi, a suo dire, notevolmente vantaggiosi. Si capisce bene quanto fosse lontana da tutto ciò l’arte cinematografica di cui parlavo ad inizio di capitolo.
Significativo un fatto realmente accaduto. Una delle società di noleggio voleva a tutti i costi fornire un film strappalacrime di sicuro successo intitolato “I figli di nessuno”, per il prezzo assolutamente esorbitante di 25.000 lire. Non essendo mio padre disponibile a tale esborso sicuro com’era che gli introiti non avrebbero compensato le spese, il noleggiatore propose di cambiare le modalità: non noleggio a prezzo fisso ma a percentuale sugli incassi. Fatti quattro conti mio padre concluse l’affare che appariva di tutta convenienza in quanto con la massima affluenza prevedibile la cifra da corrispondere a percentuale sarebbe stata, nella migliore delle ipotesi, di 18.000 o 19.000 lire. Ebbene il film ebbe un tale successo che si dovette prolungarne la programmazione oltre al tempo previsto in origine il che comportò un prezzo di noleggio di quasi 30.000 lire.
Come dicevo la passione per il cinema andò via via scemando.
Nel 1954 arrivò la televisione a dare il colpo di grazia. Da non dimenticare la reale situazione nei riguardi del problema sicurezza e quindi del mancato rispetto delle disposizioni di legge relative alle sale di ritrovo come quella in argomento che fornirono una valida motivazione per la chiusura definitiva del cinema avvenuta nell’anno 1959.

 

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