5.6.6) IL RISCALDAMENTO DELLA SALA

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L’unica fonte di calore in grado di apportare reali e benefici effetti durante le fredde serate invernali era data dalla folla di spettatori presenti che, in numero eccessivo rispetto alla capienza della sala, riusciva perfettamente allo scopo. L’impianto fisso era, infatti, costituito da un’unica apparecchiatura posta in prossimità dello schermo e che non si poteva nemmeno chiamare stufa a legna Si trattava, infatti, del classico fusto o barile un tempo adibito al trasporto del  petrolio agricolo cioè di un contenitore circolare in sottile lamiera del diametro di circa 70 cm alto un metro e venti e che veniva totalmente riempito di segatura di legno lasciando un foro centrale di circa 20 cm dove appiccare il fuoco. Nella segatura erano immersi dei pezzi di legno stagionato che, una volta raggiunti dalle fiamme, si facevano notare per l’improvviso ed accentuato aumento del calore emesso dalla “stufa” e pienamente percepibile anche dalla sala, visivamente, come vedremo. L’accensione era facilitata da un’abbondante aspersione di alcol con un’operazione estremamente pericolosa vista la possibilità d’incendio che poteva benissimo derivarne. Il camino era costituito da un normale tubo da fumo in lamierino che saliva in verticale per circa tre metri per poi uscire all’esterno attraverso il muro perimetrale dopo aver compiuto una deviazione di 90 gradi. La notevole lunghezza del camino trovava la sua giustificazione nella necessità di aumentare al massimo la superficie radiante della originalissima stufa. Il fuoco durava sì e no un’ora durante la quale non poteva che contribuire in minima parte a produrre il calore necessario. Inutile far rilevare la pericolosità rappresentata da un bidone arroventato posto a contatto con il pubblico e entro un locale con molte strutture e l’arredo in legno e paglia quale erano le sedie presenti in sala. Era invece molto caratteristica la rotonda immagine rossa del coperchio reso incandescente dalle fiamme che riluceva in fondo alla sala, appena sotto lo schermo nella penombra della proiezione, incandescenza più pronunciata ogniqualvolta, oltre alla segatura, andava in fiamme qualcuno dei rari pezzi di legno presenti all’interno del bidone.
Interessante anche il modo escogitato da alcune anziane ed assidue frequentatrici del cinema che assistevano alle proiezioni anche nei giorni nei quali, per la scarsa affluenza del pubblico, veniva a mancare il riscaldamento naturale di cui si è detto. Ebbene tali spettatrici si portavano da casa la “bottiglia” dell’acqua calda costituita, alcune volte, dal classico recipiente ovale in lamiera zincata ma spesso anche da una vera e propria bottiglia in vetro che appoggiata sulle ginocchia e ricoperta da una coperta da letto, riusciva, assieme all’entusiasmo per lo spettacolo, a mitigare il freddo intenso del cinema

 

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